Mio cugino

Sia chiaro che non lo conosco, me ne hanno solo parlato.
Combinazione vuole che questa estate ho letto un libro su lui.
Nel corso degli anni la descrizione di questo parente è cambiata, arricchendosi di ulteriori particolari. Il cugino non era uno stupido, anzi, la sapeva lunga e doveva essere anche attraente.
Non tante a dire il vero le tracce che ha lasciato, ma l’abilità di interpretarle e di lavorare nei siti, sulle tracce e sugli indizi trovati, ha fatto passi da gigante nel corso degli ultimi 50 anni.


Quello che doveva essere un errore di fabbricazione, un perdente per definizione, più primitivo dei primitivi, oggi sappiamo che un nostro parente stretto.
Il libro racconta di come sono iniziati e progrediti gli studi archeologici, dello studio e dell’interpretazione dei segni lasciati nelle poche grotte in cui sono stati trovati segni della sua presenza. Viene fuori un ritratto molto diverso da quello del secolo scorso, cambiamento dovuto anche alle capacità di Svantë Pääblo di estrarre e analizzare il DNA dei reperti.


La scoperta del DNA neardertaliano all’interno del nostro genoma è stata una specie di rivoluzione copernicana. Sapere che dal 2 al 4 % del nostro patrimonio genetico proviene da lì ci impone di cambiare atteggiamento mentale e culturale nei loro riguardi ed è sempre più imbarazzante vederlo con gli stereotipi del secolo scorso.


Il Nobel a Svantë Pääblo “per le sue scoperte sui genomi degli ominidi estinti e sull’evoluzione umana”.


Qui alcuni approfondimenti:


Un nobel per i Neandertal – Rai3 Scienza (2022)
Ha colto tutti di sorpresa, perché nessuno se lo aspettava. Ma lo studioso che ha ricevuto ieri il Nobel per la Medicina e la Fisiologia se lo merita tutto, perché con lui la paleogenetica umana ha compiuto davvero passi da gigante. Svante Pääbo è stato tra i protagonisti dei primi passi di questa disciplina, cominciando a sequenziare geni da antiche mummie egizie e da Otzi, l’Uomo del Similaun. Eravamo ai primi anni Novanta. Ma è nel nuovo millennio che Pääbo fa compiere un salto enorme a questo campo di ricerca, con la ricostruzione dell’intero patrimonio genetico dell’uomo di Neandertal, delle sue relazioni con i Sapiens e con l’individuazione di una nuova specie umana, l’Homo di Denisova, sulla base del materiale genetico estratto dai pochissimi resti trovati in una grotta in Siberia. Conosciamo meglio il profilo di questo scienziato con Silvana Condemi, paleoantropologa e bio-archeologa all’università di Marsiglia.


Conversazione con Svante Pääbo – Rai3 Scienza (2015)
Tutto inizia con un neolaureato svedese che infila un fegato di vitello in un forno. Sta provando a simulare un tessuto mummificato per estrarne il Dna. Trent’anni dopo pubblica sulla rivista Science il genoma dell’uomo di Neanderthal. Svante Pääbo, direttore del dipartimento di genetica evolutiva del Max-Planck-Institut für evolutionäre anthropologie di Lipsia, ci racconta le sue ricerche sui genomi antichi, descritte nel libro L’uomo di Neanderthal (Einaudi, 2014), che commentiamo con l’aiuto di David Caramelli, docente di antropologia molecolare all’università di Firenze. Al microfono Marco Motta.

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Autore: Ambientamente

Storie da una Naturalista

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