La merda è un mondo, e viceversa. (Jorge Miguel Lobo)
Gli escrementi sono un argomento poco frequentato, spesso fonte di imbarazzo anche se tutti noi sappiamo quanto sia importante per la nostra salute contribuire giornalmente alla loro produzione. Diciamo che dopo averla fatta per noi il discorso finisce lì e distrattamente buttiamo nel cesso una risorsa che può trasformarsi in problema.
Non saprei se pestare una cacca porta fortuna, ma fingere che non esista e disinteressarsi del suo destino è un errore. Tutti gli organismi viventi producono escrementi e verrebbe da chiedersi come mai non ne siamo completamente ricoperti. Per fortuna in natura ci sono esseri viventi che l’adorano, senza di loro saremmo veramente nella merda.
Tra gli organismi viventi che utilizzano gli escrementi come una risorsa ci sono alcuni insetti e a loro è dedicato il libro Lo strano odore della vita. Riflessioni sullo sterco i suoi abitanti.
Ho assistito alla presentazione del libro di Mattia Tonelli, frutto della ricerca dell’autore laureatosi ad Urbino in Scienze Ambientali, al Cams (Centro di ateneo per i musei scientifici) di Casalina (Deruta, Pg) il 6 aprile del 2019. La conferenza è stata partecipata e, in un certo senso, divertente. L’autore ha saputo attirare l’attenzione del pubblico su un piccolo gruppo di insetti, i coleotteri coprofagi, che svolgono un ruolo fondamentale nell’ambiente, contribuendo a riciclare la materia organica e a migliorare la qualità dei terreni grazie alla loro attività.
L’ importanza dell’argomento è stata trattata in modo diverso ma sempre coinvolgente in occasione del Darwin Day al Museo di Storia Naturale di Milano.
“Merda, merda, merda” si diceva dietro le quinte dei teatri per augurare fortuna allo spettacolo (+pubblico=+ carrozze=+cavalli=+merda). Lo stesso dovremmo augurarci tutti noi per il buon andamento degli ecosistemi ma ad una condizione: che sia merda di qualità e equamente distribuita, come suggerisce Mattia nel suo intervento al Darwin day.
L’inquinamento provocato dalla plastica ci coinvolge direttamente ed è un problema globale, come quello del cambiamento climatico, che può essere risolto solo con la collaborazione di tutti gli Stati, cittadini compresi.
La plastica costituisce la frazione più grande, più dannosa e più persistente di rifiuti marini, e rappresenta almeno l’85 per cento del totale dei rifiuti marini. Sono più di settecento le specie animali impattate dalla plastica presente nel mare: non solo i grandi cetacei e le tartarughe marine, ma anche centinaia di specie di pesci, uccelli e molte altre.
La produzione di plastica è in aumento e il 2 Marzo 2022 a Nairobi, capi di Stato, ministri dell’ambiente e altri rappresentanti degli Stati membri delle Nazioni Unite hanno approvato una risoluzione storica all’Assemblea delle Nazioni Unite per l’ambiente (UNEA-5) per porre fine all’inquinamento da plastica e stringere un accordo internazionale legalmente vincolante entro il 2024 . La risoluzione affronta l’intero ciclo di vita della plastica, compresa la sua produzione, progettazione e smaltimento.
A questo accordo storico, “il più importante sull’ambiente dopo quello di Parigi”, Radio 3 Scienza ha dedicato la puntata del 9 marzo, La fine della plastica ? intervistando Ferdinando Cotugno, giornalista free-lance specialista di temi ambientali, collaboratore del quotidiano “Domani” e autore del podcast Ecotoni e Valeria Frittelloni, ingegnere ambientale, responsabile del Centro Nazionale dei rifiuti e dell’economia circolare dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA)
Dopo anni di denunce supportate da dati scientifici, tentativi per abolire quella monouso, di tassare l’uso delle bottiglie utilizzato per le bevande e di produrre solo quello che effettivamente si può riciclare, c’è ancora molto da fare.
Il 31 marzo è iniziata la campagna #carrelliDiPlastica promossa da Greenpeace con Il Fatto Quotidiano1 prevede una serie di inchieste e approfondimenti che nelle prossime settimane proverà a far conoscere meglio questa emergenza fuori controllo, destinata addirittura a peggiorare se non saranno adottate serie politiche per contrastare l’inquinamento e ridurre la produzione.
Il rapporto di Greenpeace “Plastica: emergenza fuori controllo” evidenzia gli aspetti positivi dell’accordo raggiunto a Nairobi, propone possibili ambiti di miglioramento e chiede più coraggio ai decisori politici ed un impegno concreto da parte nostra, partendo dal carrello della spesa.
“In un momento storico in cui emerge in modo ancora più evidente la scarsità di materie prime, è necessario ripensare gli attuali modelli di business e consumo basati sullo sfruttamento di preziose risorse naturali non rinnovabili. L’abuso di plastica usa e getta, ovvero quell’insieme di imballaggi e contenitori progettati per diventare in poco tempo un rifiuto difficile da riciclare, rappresenta un’evidente e intollerabile assurdità. È peraltro tra le concause di una delle emergenze ambientali più gravi dei nostri tempi: l’inquinamento da plastica.” Greenpeace, Plastica: emergenza fuori controllo.
Life in plastic, Radio 3 Scienza del 4 aprile dedicata alle microplastiche che ingeriamo, circolano nel sangue e si accumulano nei nostri tessuti. Prima o poi doveva succedere: sono state trovate microplastiche nel sangue umano. Uno studio olandese ha analizzato campioni di sangue di 22 donatori anonimi e l’80% di essi presentava al suo interno minuscole particelle di PET, polietilene, polistirene (meglio noto come polistirolo) e plexiglass. Era dunque solo questione di tempo, poiché le microplastiche sono ormai diffuse in ogni ecosistema e sono entrate nella catena alimentare: dai ghiacciai sulla cima dell’Everest allo stomaco dei crostacei che vivono nelle profondità della fossa delle Marianne. Quali conseguenze dobbiamo aspettarci per la salute animale e umana? E quali soluzioni abbiamo? Rispondono Annamaria Colao, endocrinologa e docente all’Università Federico II di Napoli, e Nicola Nurra, biologo marino e docente all’università di Torino, autore di “Plasticene. L’epoca che riscrive la nostra storia sulla Terra” (il Saggiatore, 2022). Al microfono Francesca Buoninconti
La prima volta che ho visto il quadro di Picasso “Guernica” è stato sul libro del liceo, sul finire degli anni 70. Poco più grande di un francobollo, in bianco e nero, aveva poco in comune con le immagini precedenti. Non ricordo cosa fosse scritto riguardo l’opera, ma è ovvio che il legame con gli orrori della guerra fosse messo in evidenza nel testo scolastico. Di sicuro si sarà dilungato sullo stile espressivo, sull’importanza dell’opera nella storia dell’arte del novecento. Poco doveva esserci scritto in merito agli avvenimenti a cui l’autore faceva riferimento ed il programma di storia restava impantanato ad eventi più vecchi per non dover fare i conti con un passato troppo recente.
La seconda volta che ho visto Guernica è stato al museo Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía a Madrid nel 2006. Sono rimasto a bocca aperta come si suol dire, l’opera di Picasso non era un francobollo o poco più, ma una parete intera della sala espositiva (3,49×7,76 m.). Quella tela di quasi 27 mq, dipinta ad olio, in bianco e nero, impressionante, non solo nelle dimensioni.
Nel 2019 siamo stati a Guernica, cittadina dei Paesi Baschi, capitale storica e religiosa della comunità basca. Qui, sotto un albero si tenevano le riunioni degli anziani e dei rappresentati provenienti da tutti i Paesi Baschi del Golfo di Biscaglia, qui i sovrani verranno per giurare di rispettare il popolo e le sue leggi.
Soffitto della sala del Collegio Provinciale
Guernica non aveva dimenticato il suo passato, alcune foto storiche della città erano in mostra nell’ufficio informazioni, altre più piccole erano visibili nelle vie cittadine su piccoli pannelli informativi, come quello nella piazza del mercato coperto dove eravamo diretti.
La storia del bombardamento di Guernica è impressionante e al primo bombardamento di civili, fatto con l’obbiettivo di vedere che effetto faceva, aveva partecipato l’Aviazione Legionaria della Regia areonautica italiana. Particolare che non conoscevo o non ricordavo o avevo rimosso.
Girando per la città siamo arrivati nella piazza dove è stata realizzata in ceramica una copia dell’opera di Picasso, con le stesse dimensioni dell’originale. Non la vedevo più con gli occhi del liceo durante l’ora di Storia dell’Arte e se mi credevo assolto da quei fatti avvenuti quasi cento prima, in qualche modo non lo ero.
Per denunciare l’orrore della guerra Picasso ha utilizzato la sua arte per lasciare un segno, per lanciare un messaggio che possa essere universalmente compreso.
Pannello informativo nella città di Gernica – Lumo
L’opera di Picasso, la storia della sua realizzazione e della sua popolarità, un incredibile mole di informazioni sono accessibili a tutti consultando il sito Ripensare Guernica realizzato dal museo spagnolo.