Che Mediterraneo sia.

Che il Mediterraneo sia
la fortezza ca nun tene porte
addo' ognuno po'campare
d'a ricchezza ca ognuno porta
ogni uomo con la sua stella
nella notte del dio che balla
e ogni popolo col suo dio
che accompagna tutti i marinai
e quell'onda che non smette mai
che il Mediterraneo sia 

Eugenio Bennato, Che Mediteranneo sia. Grande Sud 2008

Vivendo in Umbria il mare è un ricordo costante e distante, così che l’altra metà di questa desiderato periodo di ferie era la sponda sud del Mediterraneo.
Nel 2018 avevamo seguito la Statale 106, da Metaponto a Reggio Calabria, visitando musei e siti archeologici.

Eravamo rimasti affascinati dalle testimonianze bizantine della Valle del Sillaro visitando Stilo e Bivongi, dalla certosa a Serra San Bruno, dalla ricchezza della chiesa di Gerace e dai paesi grecanici come Bova, che al pari dei paesi dell’Arberia come Civita, mantengono vive la lingua e le tradizioni d’origine. Ci siamo ricordati che sulla sponda di questo mare sono vissuti, influenzando la nostra cultura con le loro opere, Pitagora, Tommaso Campanella, Gioacchino da Fiore.

Quel viaggio ci aveva portato anche a Riace* e nel Parco dell’Aspromonte** e nel nostro itinerare, la costa tra Caulonia e Badolato è quella che ci era piaciuta di più, poche “marine”, qualche campeggio e tanta spiaggia libera dove le tartarughe marine vengono a deporre le uova.

Ritornare a Riace per incontrare le persone che avevamo conosciuto due anni fa, è stata l’unica occupazione che ha interrotto in quella settimana il pigro cullarsi sulla spiaggia. Dopo quella prima visita nel 2018 abbiamo seguito le vicende di Riace più da vicino, leggendo gli articoli sulla stampa italiana, seguendo il blog di Roberta Ferruti ed il sito Comune-info. Abbiamo visto il film di Wim Wenders “Il volo“, letto il libro di Chiara Sasso, quello di Giuseppe Gervasi e quello appena uscito di Mimmo Lucano. Non solo scrittori, poeti e registi ma anche missionari come Padre Alex Zanotelli e musicisti come Vinico Capossela, avevano contribuito a mantenere vivo l’interesse, il ricordo e la necessità di quel nuovo incontro.

Cortile di Francesco, Assisi. Alex Zanotelli e Mimmo Lucano all’incontro ” Accogliere, creare comunità”

Caduti tanti pregiudizi su questa Regione aspra e meravigliosa, terra di migranti ed emigrati, avevamo imparato termini nuovi come “Filoxenia“, l’amore per il forestiero, il valore sacro dell’ospitalità, principio etico fondamentale della cultura greca, essenziale per distinguere l’uomo giusto da quello iniquo.

Nonostante tutto quello che è stato fatto per distruggere l’esperienza di Riace e di altri Comuni limitrofi e non, nel centro storico del borgo alle botteghe artigiane si è aggiunto il frantoio di comunità grazie al supporto della Fondazione “E’ stato il vento“. Alcuni cartelli all’entrata del borgo sono stati rimossi ma i muri del paese si sono arricchiti di nuovi murales e quelli più vecchi sono stati portati a nuovo.

Mimmo Lucano, è tornato a Riace dopo essere stato allontanato i primi di ottobre di due anni fà, ma non ha lo stesso sorriso di quando lo avevamo incontrato per la prima volta. La sua vicenda giudiziaria, che sembra più una persecuzione politica, non si è ancora conclusa, ma intanto Tar e Consiglio di Stato gli hanno dato ragione. La maggior parte delle accuse a suo carico sono cadute ed il Consiglio di Stato ha ribadito ….Che il modello Riace fosse assolutamente encomiabile negli intenti e anche negli esiti del processo di integrazione è circostanza che traspare anche dai più critici tra i monitoraggi compiuti“. Ma ormai quell’eccellenza è stata distrutta e pochi sono gli stranieri rimasti a Riace, assistiti dalla Caritas, dai volontari e dal turismo solidale che si è sviluppato in questi anni.
Nella piazzetta di fronte alla Taverna Donna Rosa c’è un nuovo quadro appeso alla bacheca, un opera che ha il sapore triste e amaro della vergogna, quello della perdita di solidarietà che questo periodo ci regala.

Salutiamo le persone che avevamo conosciuto, tra cui Alessio, il gestore del bar sulla piazza che si affaccia sul mare, il barbiere, le persone delle botteghe artigiane e dei negozi, Daniele, giovane riacese a cui era stata affidata la custodia del giardino degli uccelli, Mohammed, il ragazzo di origine somala che aveva partecipato con il papà e la sorellina all’installazione dei nidi e della mangiatoia. Baharam, uno dei curdi arrivati via mare nel primo sbarco che mi aveva aiutato a sistemare i nidi artificiali, è andato via da Riace, così come molte altre persone, italiane o meno.
Lasciamo Riace con la convinzione che la solidarietà tra gli umani non morirà mai, che infondo tutti noi sappiamo, in qualche modo, siamo legati all’esistenza degli altri, che l’individualismo e l’egoismo promosso da questo sistema sociale sono la negazione dei processi evolutivi che hanno permesso la sopravvivenza della nostra specie su questo pianeta.
Certe persone le puoi mettere in croce, ma le loro idee non moriranno mai.

Continua …


* Seguendo le Voci delle Rondini. Riace agosto 2018

**In Calabria, nel Paese di Riace, un giardino dedicato agli uccelli

Civita e le Gole del Raganello

Dalle montagne l’acqua scende verso il mare ed il deflusso, organizzandosi in un reticolo fluviale, modella il paesaggio. Qui nel sud i corsi d’acqua prendono l’aspetto di fiumare, creando profonde gole nelle zone con maggiori pendenze e originando nelle pianure larghi alvei fluviali dove si depositano ciottoli di varie dimensioni. Le portate sono molto variabili, alimentate dalle sorgenti montane ed ingrossate dalle piogge torrenziali che caratterizzano alcuni periodi dell’anno, le fiumare possono trasformarsi in impetuosi torrenti e causare danni e vittime.

Spettacolari e tristemente famose sono le Gole del Raganello, un’altro dei Geositi del Parco Nazionale del Pollino, sulle quali si affaccia il paese di Civita.

All’ingresso del paese Civita ci ricorda le sue origini, comuni a molti altri paesi del centro e sud Italia abitati da popolazioni di origine albanese a partire dal XV secolo. Conservando le tradizioni e la lingua arbëreshë, ci ricordano come la nostra Penisola sia un luogo di incontro tra le diverse culture.

Dalla piazza del paese raggiungiamo i punti panoramici e scendiamo fino al Ponte del Diavolo. Come per Valle Argentino, anche questo sito è segnalato sulla Guida al Birdwatching in Italia per la presenza di specie rare e localizzate come il Grifone, l’Aquila reale, il Corvo imperiale.

Ma non si può attraversare il ponte per risalire sull’altro versante, neanche salire i 700 gradini che portano alla Mater Chiesa, ne tantomeno inoltrarsi nelle gole. L’area è chiusa al pubblico in attesa degli esiti del processo e di un regolamento che eviti il ripetersi di gravi incidenti, come quello del 2018* .
Scendiamo sul letto del torrente e con una ripida salita torniamo in paese, attraversando la campagna e i suoi oliveti secolari.

Non ci resta che raggiungere la costa del mar Jonio che si vede all’orizzonte, un’altra delle mete del nostro viaggio.

Continua …


*https://www.lacnews24.it/cronaca/anniversario-tragedia-raganello_122414/

Itinerari di Particolare Valenza

Sono creature concrete ma spinte da una forza di eleganza. 
Bellezza necessaria a loro è vento, luce, uccelli, grilli, formiche 
e un traguardo di stelle verso cui puntare la formula dei rami.
Erri De Luca

Ho seguito i corsi di Botanica all’Università nel corso di Scienze Naturali, come la maggior parte delle materie mi interessava e mi piaceva, ma non suscitava in me lo stesso interesse della Zoologia.
Molti anni dopo, le ricerche di Stefano Mancuso* pubblicate nei suoi libri hanno contribuito ha modificare la mia percezione, la mia immagine del mondo, attraverso un nuovo e stimolante punto di vista.

Per inoltrarci lungo i sentieri di montagna avevamo individuato sulla carta escursionistica gli Itinerari di Particolare Valenza. Uno di questi, IPV 7, lo avevamo percorso nella Valle Argentino.
Oggi partiamo da Colle dell’Impisio e all’inizio del sentiero il troviamo il primo pannello.

Immersi nella faggeta con l’accompagnamento musicale dei campanacci delle mucche, ci inoltriamo lungo il sentiero insieme a due ragazzi di Palermo, che zaini e tende in spalla iniziano un giro di un paio di giorni.

Avevamo in mente di proseguire sull’Itinerario segnalato con la sigla IPV2, quello che porta sulla vetta del Pollino, ed al primo pianoro le nostre strade si separano. Dopo un’ora di cammino in faggeta sostiamo presso la Fonte Spezzavummola,  capace di spaccare la “vummola”, il tradizionale contenitore in terracotta.

Bere da una sorgente con la consapevolezza del gesto e del contesto in cui tutto ciò avviene è una sensazione particolare, è come essere allattati al seno di una madre. Mi stupisce sempre l’acqua, in fondo non siamo molto di più di una serie di molecole disciolte e variamente organizzate in essa.

Poco oltre c’è il Piano di Guadolino, adagiato tra Serra del Prete e Monte Pollino, con il suo bivacco ornato dalle bandiere devozionale tibetane.

Il sentiero prosegue per la vetta ma non ci sentiamo pronti ad affrontare i 200 metri di dislivello che portano alla cima e preferiamo svoltare al bivio, seguendo le indicazioni IPV 2c per raggiungere il sentiero segnalato IPV 3.

Un’altro bivio segnalato, un’altra possibilità di scegliere tra destinazioni differenti. I Piani di Pollino ed il Piano di Toscano sono a portata di mano ed abbiamo ancora tempo ed energie per proseguire.

Lo spettacolo che appare giunti sui piani è glaciale. Siamo circondati da antichi circhi glaciali in un pianoro carsico con doline e inghiottitoi, massi erratici e accumuli morenici. E’ uno dei Geositi del Parco Nazionale del Pollino.

Facciamo una sosta e una breve merenda spesa ad ammirare il profilo dei pini loricati arrampicati sulle creste, gli animali al pascolo, un giovane Culbianco posato su un masso erratico, un piccolo faggio germinato tra le fessure di un masso, le forme ed i colori della terra, i profumi, i suoni dei campanacci ed il rumore del vento, tutto quello che contribuisce a dare forma e vita al paesaggio. Riprendiamo la via del ritorno seguendo i segnavia IPV 3 e passando per i Piani di Vacquarro raggiungiamo il punto di partenza.

Alla fine abbiamo percorso quasi 13 km e l’escursione è durata 5 ore, soste comprese.

Continua …


* “Ambiente e crescita”, intervento di Stefano Mancuso al Festival dell’Economia di Trento, 2020