Panchine.

Le panchine sono per tutti, ma non tutti le utilizzano, spesso ci si passa davanti andando da un posto ad un altro senza far caso alla loro presenza, sempre di corsa, costretti dai nostri affanni quotidiani, arriviamo al frenetico conto alla rovescia di capodanno, per poi ricominciare.

L’anno inizia oggi, il migliore auspicio che facciamo è quello di incontrare una panchina lungo il cammino, qualunque esso sia.

Un giorno di pioggia, come capita sovente in autunno o in primavera, in piedi a guardare l’intensità della pioggia che cade sul paesaggio appena fuori dalla finestra.
Sono fuori casa per lavorare ma non posso farlo, la pioggia mi costringere a stare rintanato al coperto, ad attendere condizioni migliori per tornare nella palude.
Grosse nuvole nere si sono avvicinate dal mare poco prima dell’alba ed in poco tempo la notte stellata si trasformerà in un’attesa lunga un paio di giorni.

Tra le varie attività che posso svolgere al chiuso, a parte la cucina, c’è il noioso ma necessario lavoro di inserimento dei dati raccolti alla Stazione di Inanellamento Palude di Torre Flavia1.
E’ autunno, le giornate si accorciano e la radio mi tiene compagnia; alcuni programmi li seguo assiduamente (lavoro permettendo in diretta, altrimenti in podcast). L’offerta di podcast è enorme, c’è né per tutti i gusti: scienze, storia, filosofia, arte, racconti di viaggio, solo per fare un piccolo elenco delle possibilità che abbiamo oggi a disposizione.
Sarà stata la condizione di attesa che ha indirizzato la mia attenzione sul programma “Ad alta voce trasmessa da Radio3, nella quale la voce narrante di Tommaso Ragno legge il libro “Panchine” di Beppe Sebaste.

«La panchina è un luogo di sosta, un’utopia realizzata. È vacanza a portata di mano. Sulle panchine si contempla lo spettacolo del mondo, si guarda senza essere visti e ci si dà il tempo di perdere il tempo, come leggere un romanzo.» La panchina, è un non posto, è potenza più che atto, nonostante esista perché qualcuno ci si sieda, la sua mancanza è subito evidente. Pensate alle stazioni dove è diventato difficile sedersi, pensate alle pensiline degli autobus dove le panchine sono state sostituite dagli strapuntini. In questo luogo da quale guardare senza essere visti, come indossando un mantello dell’invisibilità, Beppe Sebaste, con sottile ironia, acutezza di sguardo e tenerezza, ricostruisce il nostro camminare. Panchine che, come in una via crucis in cui si vince l’eternità del nostro essere una specie che si sposta e si ferma, si sposta e si ferma, sono possibilità e occasioni. Beppe Sebaste è tra i nostri scrittori più arditi. Artista e pensatore, flaneur e appassionato d’arte ha scritto dell’autista di Lady Diana e di oggetti smarriti. Di fantasmi e di dimenticanza. Le sue opere – racconti, romanzi, riflessioni – compaiono nei cataloghi di prestigiosi editori italiani e sono tradotti in molte lingue.

“Panchine. Come uscire dal mondo senza uscirne” di Beppe Sebaste letto da Tommaso Ragno.

Ad Alta Voce, podcast Radio3

Tornato a casa ho portato in dono il libro “cartaceo”, così da poter condividere quella serie di racconti brevi, di riflessioni, di slanci poetici.
Nasce così la collezione di panchine che avremmo ritratto in varie località, in diversi contesti ma sempre identiche nel loro messaggio: se vuoi puoi sederti qui.

Inutile dirlo, quel libro ha cambiato il nostro modo di guardare alle panchine, di starci seduti. Ogni panchina è inserita in un contesto, non è solo un arredo urbano destinato a favorire o limitare la socializzazione, ad aprire o chiudere una visuale, ad offrire un punto di vista sullo spazio circostante.
Le panchine sono ambigue, ambivalenti, luogo di sosta, punto di arrivo e di partenza nello stesso istante in cui entrano nella nostra via.
Piazze, parchi, strade e sentieri, punti panoramici, ogni panchina potrebbe raccontare molte e diverse storie sulle persone che sono solite frequentarla.

Sono convinto che molti si ricordano gli avvenimenti che nel 2006 videro protagonisti scrittori e cittadini nella difesa delle poche panchine presenti in due parchi pubblici della città di Trieste.
Il caso partì da li, ma poi si espanse nel Nord Est del Paese, ne parlarono i telegiornali, ne scrisse Paolo Rumiz su Repubblica; la panchina era entrata nelle battaglie civili. Nel 2014 troveranno posto nei luoghi pubblici le panchine rosse, poi quelle gialle, quelle arcobaleno….


Ci sono quelle tecnologiche, con pannelli solari e prese usb per la ricarica, quelle letterarie, a forma di libro aperto, quelle enormi e scomode come altari alla memoria di tempi passati, inutili ed ingombrati forme che occupano e modificano il contesto.

Ci sono quelle raffigurate in dipinti di famosi artisti, quelle presenti nei racconti2, quelle che abbiamo frequentato.

piazza domitilla

La collezione di panchine incontrate e fotografate cresce con il tempo, siamo certi che ci sarà sempre una panchina lungo il nostro cammino.

Le panchine sono per tutti, ma non tutti le utilizzano, spesso ci si passa davanti andando da un posto ad un altro senza far caso alla loro presenza, sempre di corsa, costretti dai nostri affanni quotidiani, arriviamo al frenetico conto alla rovescia di capodanno, per poi ricominciare.

L’anno inizia oggi, il migliore auspicio che facciamo è quello di incontrare una panchina lungo il cammino, qualunque esso sia.

Collegamenti esterni

Panchine. Come uscire dal mondo senza uscirne
Di Beppe Sebaste . Ad Alta Voce, un podcast di Rai Radio3

Panchine. Come uscire dal mondo senza uscirne. Beppe Sebaste, Laterza, 2018

Sulla panchina. Alessandra Sarchi, 29 AGOSTO 2014 https://laricerca.loescher.it/autori/sarchi/

Le panchine nei dipinti. Didaticarte

Le fotografie della raccolta Panchine su Flickr

Note

  1. Piccoli uccelli che migrano ↩︎
  2.  Wikipedia ↩︎

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La rete della vita

La rete della vita. Perché l’altruismo è alla base dell’evoluzione.

Dedico molto tempo alla lettura, è un’attività che reputo necessaria alla salute così come il camminare all’aria aperta, non a caso nel blog c’è una sezione dedicata agli itinerari ed una ai libri.
Se da giovane leggevo prevalentemente romanzi, quelli di H. Hesse sono i primi che mi tornano in mente, poi con la laurea in Scienze naturali le letture sono diventate più specialistiche, rivolte principalmente a pubblicazioni sull’avifauna, il più recente libro letto su questo argomento è Il genio degli Uccelli.

Come Naturalista sono anche interessato ad altri argomenti delle Scienze, dai microrganismi alla botanica, dai Funghi all’evoluzione della vita sulla Terra.
Le letture che ho fatto segnano anche un percorso seguito, fatto di scelte successive, di libro in libro seguendo il filo che connette la curiosità alla voglia di approfondimento.

Ovviamente le Scienze Naturali non sono l’unico argomento con cui nutro il mio essere, e da tutti ho tratto qualcosa, sono salito sulle spalle di qualcun altro per guardare oltre il muro della mia ignoranza, per aggiungere nuovi significati alle parole e guardare il solito recinto in modo differente.

Un murales a Diamante


Alcuni dei libri letti ho pensato di presentarli per farli conoscere, senza voler fare una recensione, come in questo caso.

La rete della Vita, perché l’altruismo è alla base dell’evoluzione di Fritjof Capra, non è un libro appena uscito ma per me è stato una novità, per il modo di affrontare l’argomento.
Tessendo l’esposizione della sua teoria, l’autore ripercorre come le varie discipline in cui si articola il sapere umano abbiano concorso alla comprensione delle qualità basilari della vita, ed in quanto tali, presenti in tutti gli esseri viventi.

Caduta la linearità dei processi oggi ci confrontiamo con la complessità, con il caos e con le proprietà emergenti dei sistemi, con la speranza di sempre, comprendere meglio noi ed il mondo di cui siamo parte.

In natura non c’è alcun “sopra” o “sotto”, e non esistono gerarchie. Ci sono solo reti dentro altre reti.

F. Capra, La rete della vita

La visione della vita che ne scaturisce è una visione ecologica, composta da infinite interazioni con cui abbiamo imparato a fare i conti, almeno in parte, anche grazie ad una nuova matematica ed una nuova tecnologia, che hanno portato di conseguenza ad un modo di pensare sistemico, ad una nuova filosofia.

La consapevolezza ecologica è spirituale nella sua essenza più profonda …

F. Capra, La rete della vita

La cosa più difficile da fare sembra essere quella di cambiare punto di vista, di trovare le parole giuste per immaginare e costruire il futuro.

Dovevamo distruggere il mondo in teoria prima di poterlo distruggere nella pratica.

Invece che a una macchina la Natura in generale si rivela più simile alla natura umana: imprevedibile, sensibile al mondo circostante, influenzata da piccole fluttuazioni.
Di conseguenza, il modo appropriato di accostarsi alla natura per apprendere la complessità e la bellezza non è attraverso il dominio e il controllo, ma il rispetto, la cooperazione e il dialogo.

F. Capra, La rete della vita

La sfida non è solo culturale ma anche sociale e politica nella quale interessi consolidati si oppongono ai cambiamenti con tutti i mezzi e i danari a disposizione e per capire il contesto in cui si inseriscono le idee del movimento ecologista contemporaneo, come quelle proposte dal fisico e scrittore austriaco Fritjof Capra nel suo libro, consiglio la lettura del libro Dominio di Marco D’Eramo.

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Il libro “L’inganno dell’io. Come siamo tutti collegati e perché è importante”, accompagna il lettore verso una maggiore comprensione di se e, suggerendoci che non si può cambiare il mondo senza prima cambiare se stessi, ci invita a farlo quanto prima.


Sapere chi siamo è forse la domanda più vecchia del mondo e la risposta è stata cercata in ambito Filosofico, Religioso e Scientifico.
Oggi sicuramente abbiamo una maggior comprensione di quello che siamo soliti definire con la parola “io”.

La parola io
Questo dolce monosillabo innocente
È fatale che diventi dilagante
Nella logica del mondo occidentale
Forse è l’ultimo peccato originale
Io

La parola io. Giorgio Gaber, 2003

Per Tom Oliver “l’idea che siamo entità indipendenti e discrete è una bugia prodotta dall’evoluzione umana ed esagerata dalla cultura moderna“.
Essere consapevoli della nostra identità e delle relazioni che ci tengono in vita potrebbe non solo farci stare meglio ma anche evitare al nostro ecosistema guai peggiori di quelli fin qui prodotti dalla nostra specie.
Individuando nel narcisismo un ostacolo importante alla possibilità di risolvere i problemi ambientali, l’autore ci invita a superare l’egocentrismo, ed il conseguentemente egoismo, imposti dalla cultura dominante.

L’inganno dell’io di Tom Oliver è un libro di facile e piacevole lettura che consiglio di leggere. Quello che crediamo di essere può essere ben diverso da quello che siamo, e quello che pensiamo di noi ha un’importanza fondamentale nelle relazioni con il prossimo e con il mondo intero.

Se vogliamo continuare a vivere e lasciare alle generazioni future un mondo abitabile dobbiamo prevalere sia sul nostro egoismo biologicamente determinato sia sul nostro tribalismo di origine culturale.

Tom Oliver

Nei ringraziamenti Tom Oliver include una biblioteca pubblica “per avermi consentito di consultare i loro libri e sviluppare un grande interesse e tanta ammirazione per le antiche religioni orientali“.
Da queste ai risultati delle moderne ricerche scientifiche il passo non è così lungo come possa sembrare a prima vista e la lettura di questo libro ci aiuta a farlo con semplicità, eleganza e poesia.

L’acquisizione dell’autocoscienza è la meta conseguita dall’evoluzione nel processo di ominazione ed è quindi logico considerare che la successiva evoluzione umana debba consistere essenzialmente nello sviluppo e intensificazione dell’autocoscienza.

Michele Sarà, L’evoluzione costruttiva.
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