Lo strano odore della vita.

La merda è un mondo, e viceversa.
(Jorge Miguel Lobo)

Gli escrementi sono un argomento poco frequentato, spesso fonte di imbarazzo anche se tutti noi sappiamo quanto sia importante per la nostra salute contribuire giornalmente alla loro produzione.
Diciamo che dopo averla fatta per noi il discorso finisce lì e distrattamente buttiamo nel cesso una risorsa che può trasformarsi in problema.

Non saprei se pestare una cacca porta fortuna, ma fingere che non esista e disinteressarsi del suo destino è un errore. Tutti gli organismi viventi producono escrementi e verrebbe da chiedersi come mai non ne siamo completamente ricoperti. Per fortuna in natura ci sono esseri viventi che l’adorano, senza di loro saremmo veramente nella merda.

Tra gli organismi viventi che utilizzano gli escrementi come una risorsa ci sono alcuni insetti e a loro è dedicato il libro Lo strano odore della vita. Riflessioni sullo sterco i suoi abitanti.

Ho assistito alla presentazione del libro di Mattia Tonelli, frutto della ricerca dell’autore laureatosi ad Urbino in Scienze Ambientali, al Cams (Centro di ateneo per i musei scientifici) di Casalina (Deruta, Pg) il 6 aprile del 2019.
La conferenza è stata partecipata e, in un certo senso, divertente.
L’autore ha saputo attirare l’attenzione del pubblico su un piccolo gruppo di insetti, i coleotteri coprofagi, che svolgono un ruolo fondamentale nell’ambiente, contribuendo a riciclare la materia organica e a migliorare la qualità dei terreni grazie alla loro attività.

L’ importanza dell’argomento è stata trattata in modo diverso ma sempre coinvolgente in occasione del Darwin Day al Museo di Storia Naturale di Milano.

“Merda, merda, merda” si diceva dietro le quinte dei teatri per augurare fortuna allo spettacolo (+pubblico=+ carrozze=+cavalli=+merda).
Lo stesso dovremmo augurarci tutti noi per il buon andamento degli ecosistemi ma ad una condizione: che sia merda di qualità e equamente distribuita, come suggerisce Mattia nel suo intervento al Darwin day.

Mai sottostimare la stupidità umana.

Mai sottostimare la stupidità umana è una frase tratta dal libro 21 lezioni per il XXI secolo. Storico e scrittore, Harari ci propone questa frase come sottotitolo del capitolo 11, Guerra.

Yuval Noah Harari, conosciuto per i suoi best seller internazionali Sapiens. Da animali a dei, breve storia dell’umanità (2014) e Homo Deus, breve storia del futuro (2017), è uno storico contemporaneo, membro della Accademia israeliana delle scienze e delle lettere.
Ho trovato i suoi libri stimolanti e avvincenti, come quelli scritti da Jared Diamond, come Armi, acciaio e malattie, o Collasso per citarne alcuni.
Entrambi gli autori fanno parte della mia personale cassetta degli attrezzi, quel piccolo bagaglio culturale con cui cerco di interpretare la realtà che mi circonda.

Mi è tornato in mente il suo libro 21 lezioni per il XXI secolo uscito nel 2018 in relazione ai fatti che stanno accadendo intorno a noi.
L’ho rintracciato nella libreria, ho letto l’indice e mi sono ritrovato a rileggere il capitolo 11, Guerra, quello che ha come sottotitolo la frase utilizzata per dare un titolo a questo post.
Nel paragrafo Il punto di vista del Cremlino si fa riferimento alla guerra in Ucraina, già iniziata nel 2014 con l’annessione della Crimea alla Russia.
L’autore conclude il paragrafo con la frase ” Si può sperare – con qualche fondamento – che l’annessione della Crimea e le incursioni russe in Georgia e Ucraina orientale rimarranno episodi isolati anziché segnali di una nuova epoca di guerre”.
Mai sottovalutare la stupidità umana, dice il sottotitolo e l’errata previsione non toglie nulla al libro, che comunque consiglio di leggere, ed avvalora la tesi di Alessandro Barbero, un’altro storico a noi più familiare che in un’intervista a Diego Bianchi dice testualmente che sul futuro “lo storico non c’azzecca, mica per nulla facciamo gli storici “.


Diego Bianchi intervista il Prof. Alessandro Barbero

L’evoluzione della bellezza

Bisognerebbe educare la gente alla bellezza: perché in uomini e donne non si insinui più l’abitudine e la rassegnazione ma rimangano sempre vivi la curiosità e lo stupore.

dal film “I cento passi ” di M.Tullio Giordana *

La bellezza esiste, c’è e si manifesta anche nel mondo naturale, non siamo i soli a poterla apprezzare e non è solo un mero adattamento per la sopravvivenza dell’individuo o della specie.

Se ci fermassimo a contemplare la bellezza che ci circonda potremmo essere assaliti dalla sindrome di Stendhal**, anche solo sfogliando una guida alle farfalle, agli uccelli o alle orchidee si rimane stupiti dalla bellezza che riusciamo a cogliere.

Podalirio


Se, come suggerisce Richard O.Prum nel libro “L’evoluzione della bellezza“, la bellezza è un processo di coevoluzione degli organismi conseguente alla libera ed arbitraria scelta degli individui, principalmente delle femmine, potremmo rispondere in maniera affermativa a Dostoevskij che, ne L’Idiota, si chiedeva se la bellezza avrebbe salvato il mondo.

Riprendendo l’ipotesi della selezione sessuale formulata da Darwin nell’Origine dell’Uomo nel 1871, Prum suggerisce che bellezza e desiderio abbiano avuto un ruolo non secondario nell’evoluzione degli organismi, offrendo una spiegazione a quei fenomeni, estetici, morfologici, fisiologici e comportamentali, che la sola selezione naturale, intesa come “legge della lotta e del dominio del più forte”, non è in grado di spiegare.

Partendo dalle osservazioni sul comportamento riproduttivo di alcune specie di uccelli, l’autore, professore di Ornitologia all’Università di Yale, avvalendosi delle conoscenze acquisite dalle varie discipline, scientifiche ed umanistiche, descrive i meccanismi evolutivi che hanno permesso agli organismi di riconoscere e di scegliere la bellezza come caratteristica desiderabile.

La scelta femminile secondo Prum ha un ruolo fondamentale per l’evoluzione e la trasmissione dei caratteri, non solo estetici ma anche quelli legati alla socialità. Se ai tempi di Darwin l’argomento era a dir poco imbarazzante, oggi il dibattito scientifico e culturale che potrebbe nascere intorno a questa teoria troverebbe terreno più fertile per un ulteriore sviluppo.
Il ruolo ed il potere delle donne sono oggi più facilmente compresi e accettati dalla maggioranza, nonostante la persistenza del patriarcato e dell’eredità lasciataci da una cultura prettamente maschilista.


* la frase tratta dal film “I cento passi” viene attribuita a Peppino Impastato (Cinisi 1948 – 1978) ma ci sono Ragionevoli dubbi per metterlo in discussione.

** Sindrome di Stendhal