Vieni, c’è una strada nel bosco

Parco Regionale del Monte Cucco

Val di Ranco – Pian delle Macinare – Pian di Spilli

Il Sentiero Italia, indicato da segnavia colorati di rosso-bianco-rosso e dalla sigla SI che lo contraddistingue, permette di attraversare tutto il Paese in circa 400 tappe. Una tappa del Sentiero Italia (SI N11) passa per il Parco Regionale del Monte Cucco.

Abbiamo percorso una parte del Sentiero, iniziando dalla Val di Ranco, nel Comune di Sigillo, abbiamo attraversato la faggeta del Monte Cucco fino a Pian delle Macinare e proseguito fino a Pian di Spilli, nel Comune di Costacciaro.

Dettaglio sull’itinerario (andata e ritorno)

Nel Parco Regionale del Monte Cucco si praticano diverse attività sportive e in Val di Ranco arrivano da tutta Europa per volare con il parapendio o il deltaplano. C’è un parcheggio, un’area sosta camper, un albergo ristorante e alcune case di diverso stile inserite nel bosco, testimonianza della speculazione edilizia degli anni 70.

Il primo tratto dell’itinerario, da Val di Ranco a Pian delle Macinare, attraversa la faggeta, non presenta difficoltà ed è praticato anche da famiglie con bambini.

A Pian delle Macinare c’è un rifugio ed un area di sosta attrezzata nell’ampio spazio recintato. Anche qui la domenica c’è molta gente, famiglie intere per il pranzo domenicale o giovani accampati con le tende nel prato, all’ombra dei faggi.
Un breve sentiero conduce alla sorgente e da lì si continua per Pian di Spilli seguendo una strada forestale nel bosco misto di Faggio, Acero e Carpino. Questo secondo tratto presenta meno dislivelli del precedente ma è meno frequentato del primo, forse perché all’arrivo non ci sono bar o ristoranti. In compenso Pian di Spilli è l’area destinata ad ospitare i concerti estivi, come quello in programma per il pomeriggio e non potendo proseguire, torniamo sui nostri passi.

Il tragitto è quasi tutto in ombra e si percorre piacevolmente in questa giornata torrida di inizio d’agosto.


Sentieri sul Monte Cucco

Da Castelluccio di Norcia a Palazzo Borghese

Parco Nazionale dei Monti Sibillini

Al confine tra Umbria e Marche, su queste montagne il vento sibila da millenni tramandando miti e leggende. Virgilio questi monti li chiamava tetrici, ossia cupi, selvaggi, quasi demoniaci, un posto tetro come diremmo oggi. In epoca medievale le storie cavalleresche del Guerin Meschino e Il paradiso della regina Sibilla hanno contribuito ad alimentare le fama di questi monti.

E se un tempo era sconsigliato avventurarsi da queste parti, oggi nel Parco Nazionale dei Monti Sibillini sentieri segnalati conducono fin sulle cime del gruppo montuoso, la cui cima più alta, conosciuta e frequentata, è il Monte Vettore (2476 m.) con il Lago di Pilato.

Nel periodo della fioritura la Piana di Castelluccio di Norcia è invasa da migliaia di persone, creando quei problemi che possono essere risolti solo regolando gli afflussi come avviene anche in altri Parchi, in Italia e all’estero.

Lasciamo la Piana al suo caotico traffico di macchine e di persone e ci incamminiamo seguendo l’itinerario escursionistico E17 “Sui passi del Guerin Meschino“, limitandoci al tratto Castelluccio – Palazzo Borghese.
Ci concediamo una piccola deviazione rispetto al tracciato indicato, attraversando i Colli Alti e Bassi.

Fiori, insetti, uccelli, c’è solo da guardarsi intorno


Dopo la Capanna Ghezzi il sentiero sale più ripidamente sui fianchi del monte

fina a raggiungere la sella

ed il passo

A Palazzo Borghese il panorama è assicurato, l’incontro con un Camoscio un pò meno, ma la giornata è fortunata e osserviamo anche i Fringuelli alpini, i Gracchi corallini ed il Sordone.

Da Castelluccio di Norcia a Palazzo Borghese, l’itinerario percorso

Foto


Per approfondire il mito della Sibilla
La Sibilla nel mondo del web: una proposta . E. Valianti, Tesi di Laurea
L’ultima Sibilla. Antiche divinazioni, viaggiatori curiosi e memorie folcloriche nell’Appennino umbro-marchigiano. M. Luciana Buseghin. Carsa edizioni, 2013

Luoghi sacri dell’Appennino

La Verna

L’Appennino, costellato di luoghi di culto, conserva il fascino del mistero e del Sacro che resiste nel tempo trasformandosi e conservando la stessa tensione spirituale.
Borghi e Conventi arroccati, imboscati, immersi nei boschi secolari, scuri e pieni di suoni, di colori e di vita.
Questo è il racconto di un fine settimana nel Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi.

Monte Penna

La prima tappa è il Monte Penna, il crudo sasso tra Tevere ed Arno, che ospita il santuario francescano La Verna circondato da secolari foreste.

Salire su una montagna aiuta a lasciarsi alle spalle la quotidianità fatta di pensieri e persone che l’affollano, una fatica che si fa volentieri, spinti dal desiderio di raggiungere una meta, affrancati dall’immersione nella natura. Forse per questo la montagna è meta di pellegrinaggi, di eremitaggio, di ricerca di uno spazio e di un tempo sacro.

Nella chiesa semplice e austera, due opere in terracotta invetriata, l’Annunciazione e La Natività, realizzate dalla bottega di Andrea Della Robbia sul finire del 1400, attirano la nostra attenzione.

Il giorno seguente, da Badia Prataglia raggiungiamo Camaldoli, percorrendo un tratto del Sentiero francescano nella foresta attraversata da piccoli torrenti.
Suoni e silenzio, luci ed ombre si susseguono nel cammino.

Ho conosciuto prima il mare della montagna e arrivare in un luogo a piedi è come arrivare in un porto dopo aver navigato, si provano le stesse emozioni.

Camaldoli è affollata in questa domenica d’estate, famiglie riposano all’ombra vicino al torrente, altri sono seduti ai tavoli dei bar e dei ristoranti che si trovano vicino al Monastero.
Sul cornicione della chiesa vuota e silenziosa il richiamo di uccello desta la mia attenzione, sono i giovani della rondine montana che aspettano il cibo portato dai genitori.

La Verna e Camaldoli, due luoghi, due comunità, Francescani e Benedettini, che hanno influenzato la cultura italiana ed europea.

Per chiudere ad anello questa visita nel Casentino, proseguiamo seguendo il Cammino di San Vicinio per raggiungere il borgo Serravalle e scendiamo nella stretta valle per attraversare il ponte romanico sul torrente.
Da lì in poi lasciamo il cammino e scegliamo di proseguire sulla strada fino al luogo di partenza.