Un pellegrinaggio laico

Di tutti gli incroci di strade, questo è il più suggestivo che abbiamo incontrato. Il Valico di San Martino si attraversa per andare dal versante calabro del massiccio del Pollino a quello lucano, percorrendo la strada provinciale 137 da Morano Calabro a Rotonda. I ruderi del fortino borbonico, la cappella, due piccoli ambienti pieni di fervente devozione, la statua della Madonna sul punto più elevato, il panorama ed il silenzio fanno di questo luogo un posto particolare.

Ad ogni bivio una scelta da fare, una direzione da prendere per arrivare a destinazione, a scoprire cosa ci riserva la meta raggiunta.
Il Parco Nazionale del Pollino è famoso per i suoi Pini Loricati *, la loro inconfondibile forma è il simbolo stesso del parco. Incontrare uno degli Alberi Monumentali del Pollino era una delle mete del viaggio in Calabria e Basilicata che abbiamo fatto nelle prime due settimane di settembre.

Parco del Pollino
Parco Nazionale del Pollino


Posso dire che tutti post precedenti, in cui ho provato a raccontare con parole e immagini il breve ma intenso periodo, trovano qui la loro meta, come se tutti i post precedenti fossero solo la premessa, un percorso di avvicinamento a questo. Meteo permettendo, tornando verso casa decidiamo di percorrere gli Itinerari di Particolare Valenza, uno segnalato con la sigla IPV 2 e l’altro IPV 4 per vedere, toccare, annusare questi alberi. Due di questi alberi, inseriti nell’elenco degli Alberi Monumentali d’Italia incontrati lungo gli itinerari, sono evidenziati nelle mappe qua sotto.

Monte Pollinello "Il Broccolo"
 Dati biometrici
Circonferenza alla base : 6 m
Circonferenza a 1,3 m da terra: 6 m
Altezza: 12 m Età stimata/presunta: 550-600 anni
Pino loricato
Serra di Crispo - Grande Porta del Pollino 
Dati biometrici
Circonferenza alla base : 7 m
Circonferenza a 1,3 m da terra: 5 m
Altezza: 12 m
Età stimata/presunta: 500-600 anni


Confinati sulle creste questi alberi sono maestosi ed hanno un profumo che non saprei descrivere e abbracciarli è una sensazione piacevole ! Le foto scattate in quei giorni non rendono, al pari delle parole, le sensazioni vissute nella visita, arrivate con il passo lento del camminare, nell’ascolto delle circostanze che si incontrano quando si percorrono a piedi i sentieri.

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Il viaggio è continuato a casa, sulla rete web, alla ricerca di informazioni, di conferme a quanto letto o visto per caso, coltivando l’interesse di tornare a vistare queste Regioni che abbiamo appena iniziato a conoscere.
Aspettando di aver ancora un pò di tempo libero da dedicare al viaggio, casualità ha voluto che da poco tempo fosse disponibile, sul sito del Ministero delle Politiche Agrarie e Forestali, l’Atlante degli Alberi Monumentali.
Oltre a consentirmi di localizzare questi monumenti viventi su mappa e di riportare qui alcune informazioni su di loro, è nato una nuova curiosità, così tra una post e l’altro sono andato a cercare quelli più vicini a casa.


*Aspetti botanici e forestali del Pino loricato

** L’albero più vecchio d’Italia

Civita e le Gole del Raganello

Dalle montagne l’acqua scende verso il mare ed il deflusso, organizzandosi in un reticolo fluviale, modella il paesaggio. Qui nel sud i corsi d’acqua prendono l’aspetto di fiumare, creando profonde gole nelle zone con maggiori pendenze e originando nelle pianure larghi alvei fluviali dove si depositano ciottoli di varie dimensioni. Le portate sono molto variabili, alimentate dalle sorgenti montane ed ingrossate dalle piogge torrenziali che caratterizzano alcuni periodi dell’anno, le fiumare possono trasformarsi in impetuosi torrenti e causare danni e vittime.

Spettacolari e tristemente famose sono le Gole del Raganello, un’altro dei Geositi del Parco Nazionale del Pollino, sulle quali si affaccia il paese di Civita.

All’ingresso del paese Civita ci ricorda le sue origini, comuni a molti altri paesi del centro e sud Italia abitati da popolazioni di origine albanese a partire dal XV secolo. Conservando le tradizioni e la lingua arbëreshë, ci ricordano come la nostra Penisola sia un luogo di incontro tra le diverse culture.

Dalla piazza del paese raggiungiamo i punti panoramici e scendiamo fino al Ponte del Diavolo. Come per Valle Argentino, anche questo sito è segnalato sulla Guida al Birdwatching in Italia per la presenza di specie rare e localizzate come il Grifone, l’Aquila reale, il Corvo imperiale.

Ma non si può attraversare il ponte per risalire sull’altro versante, neanche salire i 700 gradini che portano alla Mater Chiesa, ne tantomeno inoltrarsi nelle gole. L’area è chiusa al pubblico in attesa degli esiti del processo e di un regolamento che eviti il ripetersi di gravi incidenti, come quello del 2018* .
Scendiamo sul letto del torrente e con una ripida salita torniamo in paese, attraversando la campagna e i suoi oliveti secolari.

Non ci resta che raggiungere la costa del mar Jonio che si vede all’orizzonte, un’altra delle mete del nostro viaggio.

Continua …


*https://www.lacnews24.it/cronaca/anniversario-tragedia-raganello_122414/

Itinerari di Particolare Valenza

Sono creature concrete ma spinte da una forza di eleganza. 
Bellezza necessaria a loro è vento, luce, uccelli, grilli, formiche 
e un traguardo di stelle verso cui puntare la formula dei rami.
Erri De Luca

Ho seguito i corsi di Botanica all’Università nel corso di Scienze Naturali, come la maggior parte delle materie mi interessava e mi piaceva, ma non suscitava in me lo stesso interesse della Zoologia.
Molti anni dopo, le ricerche di Stefano Mancuso* pubblicate nei suoi libri hanno contribuito ha modificare la mia percezione, la mia immagine del mondo, attraverso un nuovo e stimolante punto di vista.

Per inoltrarci lungo i sentieri di montagna avevamo individuato sulla carta escursionistica gli Itinerari di Particolare Valenza. Uno di questi, IPV 7, lo avevamo percorso nella Valle Argentino.
Oggi partiamo da Colle dell’Impisio e all’inizio del sentiero il troviamo il primo pannello.

Immersi nella faggeta con l’accompagnamento musicale dei campanacci delle mucche, ci inoltriamo lungo il sentiero insieme a due ragazzi di Palermo, che zaini e tende in spalla iniziano un giro di un paio di giorni.

Avevamo in mente di proseguire sull’Itinerario segnalato con la sigla IPV2, quello che porta sulla vetta del Pollino, ed al primo pianoro le nostre strade si separano. Dopo un’ora di cammino in faggeta sostiamo presso la Fonte Spezzavummola,  capace di spaccare la “vummola”, il tradizionale contenitore in terracotta.

Bere da una sorgente con la consapevolezza del gesto e del contesto in cui tutto ciò avviene è una sensazione particolare, è come essere allattati al seno di una madre. Mi stupisce sempre l’acqua, in fondo non siamo molto di più di una serie di molecole disciolte e variamente organizzate in essa.

Poco oltre c’è il Piano di Guadolino, adagiato tra Serra del Prete e Monte Pollino, con il suo bivacco ornato dalle bandiere devozionale tibetane.

Il sentiero prosegue per la vetta ma non ci sentiamo pronti ad affrontare i 200 metri di dislivello che portano alla cima e preferiamo svoltare al bivio, seguendo le indicazioni IPV 2c per raggiungere il sentiero segnalato IPV 3.

Un’altro bivio segnalato, un’altra possibilità di scegliere tra destinazioni differenti. I Piani di Pollino ed il Piano di Toscano sono a portata di mano ed abbiamo ancora tempo ed energie per proseguire.

Lo spettacolo che appare giunti sui piani è glaciale. Siamo circondati da antichi circhi glaciali in un pianoro carsico con doline e inghiottitoi, massi erratici e accumuli morenici. E’ uno dei Geositi del Parco Nazionale del Pollino.

Facciamo una sosta e una breve merenda spesa ad ammirare il profilo dei pini loricati arrampicati sulle creste, gli animali al pascolo, un giovane Culbianco posato su un masso erratico, un piccolo faggio germinato tra le fessure di un masso, le forme ed i colori della terra, i profumi, i suoni dei campanacci ed il rumore del vento, tutto quello che contribuisce a dare forma e vita al paesaggio. Riprendiamo la via del ritorno seguendo i segnavia IPV 3 e passando per i Piani di Vacquarro raggiungiamo il punto di partenza.

Alla fine abbiamo percorso quasi 13 km e l’escursione è durata 5 ore, soste comprese.

Continua …


* “Ambiente e crescita”, intervento di Stefano Mancuso al Festival dell’Economia di Trento, 2020