Nel Parco dei Nebrodi

Escursione nel Parco dei Nebrodi, l’area naturale protetta più estesa della regione, alla scoperta dei boschi, dei pascoli e delle zone umide del Lago Maulazzo e del Biviere di Cesarò.

Salvatore, Totò per gli amici, aveva ragione quando diceva “Raggiungi il Lago Maulazzo e poi il Biviere di Cesarò è un posto molto, molto bello.

Seguiamo il consiglio, lasciamo la costa settentrionale dell’Isola in direzione di San Fratello e percorrendo la SS 289 per Cesarò arriviamo al valico di Portella di Femmina Morta.
Per la prima volta siamo nel Parco dei Nebrodi , la più grande area naturale protetta della Sicilia, della quale avevamo sentito parlare, forse per la prima volta, nel 2016 quando tutta i media si occuparono dell’agguato al suo Presidente, Giuseppe Antoci.

La strada statale corre nel bosco, si arrampica con un pò di tornanti fino al valico a 1524 m. dove l’innesto per la strada che conduce a Monte Soro crea un piccolo slargo. Un cartello, dalla parte opposta rispetto alla direzione che seguiremo, ci informa che di lì passa il Sentiero Italia (SI V21).


La stretta strada asfaltata si inoltra nel bosco e termina poco distante, in località Portella Calacudera, dove compaiono le prime indicazioni dei sentieri del Parco. Da qui in poi la strada non è asfaltata, raggiungere l’area attrezzata del Lago Maulazzo può essere un problema senza un mezzo adeguato.

La cosa migliore è proseguire a piedi, la meta non è poi così distante ed il dislivello complessivo è minimo.
Percorriamo la Dorsale dei Nebrodi, anzi una parte della terza tappa, che ci porterà al Biviere di Cesarò, un piccolo lago naturale sui monti, vista mare.

La prima zona umida che incontriamo è il Lago Maulazzo, un bacino artificiale sul quale volano centinaia di rondini e balestrucci in migrazione.

Dall’area attrezzata il fumo sale dai braceri mentre un gruppo di turisti è intento a mangiare e bere, intonando cori e brindisi. Chissà, forse è il loro ultimo giorno sui Nebrodi, o il primo, come per noi due.
Portati a spasso per la dorsale con furgoni e auto fuoristrada dalle organizzazioni locali chissà cosa riporteranno dentro di loro di questa esperienza.
Alcune persone con i fuoristrada vengono quassù in cerca di funghi, altri sono venuti per accudire gli animali al pascolo. Avevamo incontrato il suino nero dei Nebrodi che razzolava al bordo della strada, di lì a poco avremmo incontrato altre due razze tipiche dell’Isola che qui pascolano allo stato brado insieme alle mucche; il Cavallo Sanfratellanno e l’Asino ragusano, divenuti simbolo dell’ostinata resistenza alla Mafia dei Pascoli grazie al progetto Legalità di Razza sui Nebrodi .

Un signore di una certa età intento a cercare i funghi nel sottobosco, ci dice che la strada che passa in gran parte sotto il bosco, fu costruita dai tedeschi durante la ritirata, informazione che non sono riuscito a verificare successivamente sul web.

Passeggiando ci godiamo le piccole scoperte che facciamo, lo strano odore della vita che si libera da una palla di sterco che ha attirato un gruppo di coleotteri stercorari dal colore metallico, un albero dal tronco bucato, i frutti rossi dell’agrifoglio, le grandi querce vicino ai faggi, e tanti funghi che tengono la vita interconnessa.

Il Biviere di Cesarò è la meta del nostro cammino ed è, come aveva detto Totò, un posto molto, molto bello.
Sulla strada del ritorno osserviamo in volo su di noi un Grifone ( Gyps fulvus), un’ avvoltoio recentemente reintrodotto sulle Madonie e sui Nebrodi dopo la sua estinzione alla fine degli anni 60. Il progetto di reintroduzione della specie, globalmente minacciata di estinzione e in diminuzione in tutto il bacino del Mediterraneo, ha avuto successo solo sui Nebrodi, dove a 2o anni di distanza dall’inizio del progetto, è presente l’unica popolazione siciliana, formata nel 2019, da quarantuno coppie nidificanti .
Webcam sul nido dei Grifoni

Vai alla traccia dell’itinerario descritto


Per approfondire

Messina, agguato a fucilate al presidente del Parco dei Nebrodi: salvo grazie all’auto blindata. La Republica, 18 maggio 2016

Mafia dei Nebrodi: cronistoria di un attentato, di Elena Ciccarello, direttrice di Lavialibera, 7 febbraio 2020

Maxiprocesso Nebrodi, la più vasta operazione contro le truffe all’Ue, RaiNews 15 luglio 2022

La Mafia dei Pascoli. Nuccio Anselmo, Giuseppe Antoci. Rubbettino, 2019
Milioni di euro guadagnati per anni in silenzio da Cosa nostra. Un business “legale” e inesplorato. Boss che riuscivano inspiegabilmente ad affittare tanti ettari di terreno nel Parco dei Nebrodi, in Sicilia, terrorizzando allevatori e agricoltori onesti, li lasciavano incolti e incassavano i contributi dell’Unione Europea perfino attraverso “regolari” bonifici bancari. Un meccanismo perverso che si perpetuava di famiglia in famiglia e faceva guadagnare somme impensabili. Un affare che si aggirerebbe, solo in Sicilia, in circa tre miliardi di euro potenziali negli ultimi 10 anni. E nessuno vedeva o denunciava. Fino a quando in quei boschi meravigliosi e unici al mondo non è arrivato Giuseppe Antoci, che è riuscito a spazzare via la mafia dal Parco realizzando un protocollo di legalità che poi è diventato legge dello Stato ed oggi è applicato in tutta Italia. Cosa nostra aveva decretato la sua morte. La notte tra il 17 e il 18 maggio 2016 Antoci è stato vittima di un attentato, dal quale è uscito illeso solo grazie all’auto blindata e all’intervento armato del vice questore Daniele Manganaro e degli uomini della sua scorta. Ma la vicenda di Antoci, per essere compresa va inserita in una storia più ampia. Per questo motivo Anselmo racconta nel libro della catena di omicidi ancora irrisolti avvenuti in quelle terre, di Cosa nostra barcellonese e dei Nebrodi, del primo grande processo contro il racket dei clan tortoriciani e delle dinamiche mafiose del territorio.

Legalità di Razza, il progetto di valorizzazione dei boschi demaniali sottratti alla mafia

Il grifone sui Nebrodi: il successo del suo ritorno e le prossime sfide Rai News, 27 giugno 2019


Itinerari in Sicilia sul blog Ambientamente

Arte e Natura a Palermo Bosco della FicuzzaParco delle Madonie

Nel Parco delle Madonie

Il Parco delle Madonie è stato una delle mete del nostro tour in Sicilia. Affacciato sul mare, nel Parco si trova la seconda vetta montuosa dell’Isola, Pizzo Carbonara, e custodisce i pochi esemplari di Abete dei Nebrodi rimasti al mondo.

Vai a Piano Battaglia, l’unica stazione stazione sciistica della Sicilia occidentale, è bellissima in tutte le stagioni, si mangia pure bene, ci sono ampi spazi, i boschi sono bellissimi e tutti i paesi intorno sono bellissimi, sopratutto Petralia sottana, sono proprio belli da visitare”
Con queste parole Totò mi indirizza nel Parco delle Madonie, uno dei 4 Parchi Regionali che dopo una prima visita torneremo a visitare, sulla strada del ritorno, per conoscere uno dei suoi particolari aspetti botanici.

Lasciato Palermo passiamo per Collesano, uno dei paesi del Parco attraversato dal tracciato di un’antica e famosa corsa automobilistica ( a cui è dedicato un museo cittadino), la Targa Florio.

Saliamo lasciando il mare alle nostre spalle, cominciano i primi boschi, si passa per Piano Zucchi (con un’area attrezzata nei pressi di una chiesetta e alcuni alberghi chiusi, in rovina) e poco prima del valico un’ampia dolina ospita le strutture ricettive di Piano Battaglia, tra cui il Rifugio Marini , tappa del Sentiero Italia (SI V16).

Un itinerario escursionistico porta a Pizzo Carbonara, la seconda vetta della Sicilia, un percorso ad anello attraverso il paesaggio carsico, i boschi misti e la faggeta dove è facile osservare branchi di Daini con mantelli dai colori differenti.

Il Daino, estinto in Sicilia nel corso del XIX secolo, è presente sulle Madonie e nel Bosco di Ficuzza, con alcune popolazioni selvatiche formatesi dopo l’uscita dai recinti localizzati in quelle zone. Sono presenti altri due nuclei di popolazione sui Peloritani e negli Iblei. Riconoscibile per le sue larghe e lunghe corna palmate, con il mantello rossiccio o marrone giallastro, con macchie bianche sul dorso e sui fianchi (fenotipo: pomellato). Nelle mandrie sono presenti anche altri fenotipi, quello interamente bianco-crema (o bianco sporco) e quello marrone-nerastro, senza macchie e con il ventre grigio scuro. Il quarto fenotipo, isabella, è molto raro ed è una versione più chiara di quello normale con testa e zampe bianche.1

Il parco delle Madonie per le sue caratteristiche geologiche fa parte della rete dei Geo Parchi dell’Unesco.
Tra Piano Zucchi e Piano della Battaglia, dove il massiccio di Pizzo Carbonara si incontra con quello di Monte dei Cervi, si trova uno dei geositi segnalati. Per visitarlo raggiungiamo Portella Colla e proseguiamo su un facile percorso fino a Pian dei Cervi e al Rifugio della Giumenta.

  • Portella Colla - Pian dei Cervi

Il motivo che ci ha riportato sulle Madonie lungo la strada del ritorno è la presenza dell’Abete dei Nebrodi nel Vallone degli Angeli, poco distante da Portella Colla, nel comune di Polizzi Generosa.

Il sentiero inizia poco distante dall’abitato che ospita un museo dedicato a questa specie arborea endemica della Sicilia di cui ne sono rimasti solo pochi individui.
Con lo stesso spirito che ci ha guidato lungo l’itinerario laico, ci avviciniamo a questi ultimi e silenziosi testimoni seguendo un breve percorso ad anello che ci consente di osservarli da vicino, chiusi nei loro recinti e video sorvegliati da telecamere.

La breve salita ci offre scorci di panorama e l’incontro con Francesco, un buon conoscitore delle Madonie che ha collaborato al video realizzato dall’Ente Parco, il Racconto della Terra .
L’incontro con gli Abeti dei Nebrodi (Abies nebrodiensis) avviene nel silenzio, con stupore e meraviglia siamo di fronte ad alberi con caratteristiche uniche, gli ultimi rimasti che un progetto Life tenta di sottrarre all’estinzione e di favorire la sua conservazione e diffusione sul territorio.


1 Atlante della Biodiversità della Sicilia – Vertebrati terrestri


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La sedia del re ed il bidet della regina

Escursione nel Bosco della Ficuzza, a pochi km da Palermo, sui monti Sicani, nell’area boschiva più estesa della Regione che ospita circa l’80% delle specie animali presenti sull’Isola e numerose specie vegetali endemiche.

A 40 km da Palermo, tra i boschi dei monti Sicani, Ficuzza è un piccolo borgo cresciuto ai margini di un imponente edificio di stile neoclassico costruito dai Borboni all’inizio del 1800.
Sul portone d’ingresso lo stemma della casata compare tra le statue del dio Pan e della dea Diana, a sottolineare lo scopo della sua costruzione e del principale utilizzo dell’edificio nel quale visse il re delle due Sicilie dal 1810 al 1813

La Real Casina di Caccia, acquisita alle proprietà del Regno d’Italia e affidata alla gestione del Corpo Forestale della Regione Sicilia, è aperta al pubblico dal 2009 ospitando nelle sue stanze un polo museale multimediale sul Bosco di Ficuzza, sulla storia della reggia e sulla casata dei Borbone. Nulla è rimasto degli arredi originali, a parte un bidet, mostrato con orgoglio dalla guida che ci accompagna, e i pochi affreschi dell’epoca, oggetto di restauro.


Tra le sale aperte al pubblico, due ospitano una collezione di uccelli impagliati, alcuni dei quali ormai estinti sull’Isola, ed altri oggetto di recenti progetti di reintroduzione (Pollo Sultano, Grifone)


Fuori dal palazzo, tra le piccole case del borgo si può visitare il Centro Recupero Fauna Selvatica , che ospita animali feriti o sequestrati, che vengono curati per rendere possibile il loro ritorno in natura. Diverse le specie ospitate e la guida mostra ai visitatori gli individui meno fortunati che saranno costretti ad essere accuditi per il resto della loro esistenza non essendo più in grado di riprendere la vita selvatica a causa delle ferite causate dall’impatto con impianti eolici o dal bracconaggio.

Il Bosco della Ficuzza ha ospitato, tra il 1970 e il 1980, i primi nuclei di Daini e di Cinghiali successivamente reintrodotti sull’Isola. Tra la fine del 1800 e l’inizio del 1900 la gran parte dei mammiferi e molte specie di uccelli si erano estinti per la caccia o le persecuzioni; l’ultimo Lupo in Sicilia sarebbe stato ucciso nei boschi di Ficuzza nel 1935.
La Riserva Naturale Orientata Bosco di Ficuzza è tra i 10 boschi meglio conservati d’Italia e insieme ai Monti Sicani e Rocca Busambra è parte della Rete Natura 2000 costituendo una delle aree di maggiore pregio naturalistico-ambientale di tutta l’Isola. Anche se il disboscamento dei secoli scorsi ha consentito la sopravvivenza soltanto di una parte del manto forestale di un tempo, si tratta di un comprensorio di notevole interesse floro-faunistico che ospita circa l’80% delle specie animali dell’intera Isola, tra cui specie rare e minacciate.

Carta dei sentieri


Con una breve escursione nel bosco si raggiunge facilmente da Ficuzza un punto panoramico, il Pulpito del Re, situato poco distante dalla postazione di caccia conosciuta come la sedia del re.

Dall’Antica Stazione di Ficuzza è facilmente percorribile anche in bicicletta, la tratta ferroviaria inaugurata nel 1886 e dismessa nel 1959 tra Ficuzze e Gordano.

Nelle Riserva Naturale Orientata sono presenti aree attrezzate ben curate e una rete sentieristica che offre al visitatore di raggiungere anche altre località oltre a quelli che abbiamo visitato in questo giro.

Particolare della Carta dei Sentieri con le località visitate