Appunti di viaggio. Nel Parco Nazionale del Monte Olimpo

La visita al Parco Nazionale del Monte Olimpo non era in programma, è stata una scelta del momento, un’opportunità presa al volo. Due gli itinerari che abbiamo percorso, molti altri se ne possono fare. Una meta da prendere in considerazione per gli appassionati di escursionismo e di montagna.

Non era in programma, era una possibilità. Andare in escursione nel Parco Nazionale del Monte Olimpo è stata una bella idea nata all’ultimo momento, dopo essere passati per il Parco Nazionale del Pindo1, le iper affollate Meteore e l’isola di Alonisos.

Per noi la porta di accesso al Parco Nazionale del Monte Olimpo è stata la cittadina di Lithochoro, 90 km a sud ovest di Salonicco, un dedalo di strade in salita poco distante dalla costa.

Lithocoro

Lasciata la via principale con il suo corredo di bar, panetterie, ristoranti e negozi sportivi, una volta addentrati nei vicoli la nostra attenzione è attirata da un edificio storico in abbandono.

L’edificio testimonia l’importanza della cittadina nel passato e anche se siamo alle pendici del monte più alto della Grecia, a Lithocoro si può visitare il Museo Marittimo.

I monti dell’Olimpo visti da Lithocoro

Più attinente ai nostri interessi è il centro informazioni del Parco Nazionale del Monte Olimpo . L’esposizione all’interno dell’edificio è molto suggestiva, con grandi fotografie di ambienti, piante, animali, panorami e cieli stellati.
Ci sono foto, documenti e parte dell’attrezzatura utilizzata dall’italiano Emilio Comici e dalla svizzera Anna Escher che nel 1936 scalarono per primi la vetta dell’Olimpo, 2918 metri sul livello del mare.
Non è certo nelle nostre intenzioni avventurarci in imprese così impegnative e chiediamo qualche informazione per visitare il Parco.
Nessuna carta escursionistica è disponibile per il visitatore, nell’epoca del digitale è difficile trovare anche solo una mappa stradale, l’unica a nostra disposizione è così vecchia e scolorita che ce l’hanno regalata.
Nel sito istituzionale del Parco o sulle app dedicate al trekking si possono trovare tutte le informazioni necessarie per scegliere un percorso in base alle proprie esigenze.
Se non si vuole iniziare l’escursione da Lithocoro, si può raggiungere il rifugio Prionia, dove si può parcheggiare per proseguire a piedi.
La nostra prima escursione è facile, si tratta di raggiungere il Monastero di San Dionisio all’Olimpo , immerso nel bosco della gola scavata dal torrente, poco più a valle del rifugio, raggiungibile sia con la strada asfaltata sia percorrendo il sentiero che costeggia il torrente nel bosco.

Più impegnativa sarà l’escursione del giorno dopo, quella che ci porterà da Prionia (1100 m.) al primo rifugio in quota, Spilios Agapitos Refuge (2040 m.), percorrendo l’itinerario E4 .
Partiamo presto, nel parcheggio ci sono molti spazi vuoti, il tempo è bello.
Salendo il pendio nell’apparente silenzio della foresta che ci circonda, penso che se riusciamo a farlo è proprio grazie alla presenza di questi alberi che ci assicurano l’ossigeno per poter respirare.
Da lontano si avvicina il suono di un campanella che, segnalando la presenza dei muli lungo il sentiero, invita gli escursionisti a farsi da parte per far passare quella piccola carovana; è grazie a loro se i rifugi in quota possono offrire agli escursionisti cibo e bevande.
Attraversiamo diverse associazioni di piante, prima i boschi di latifoglie, poi quelli di conifere, fino raggiungere i primi secolari Pini bosniaci (Pinus heldreichii), parenti stretti dei Pini loricati del Pollino2, in prossimità del rifugio.


Facciamo appena in tempo a raggiungere il rifugio e mangiare il cibo che avevamo portato con noi, che si scatena un temporale costringendo tutti i presenti a lasciare la terrazza esterna per affollare le stanze interne del rifugio.
C’è un pò tutto lì dentro; ragazzi venuti dalle spiagge limitrofe, senza indumenti adatti alle escursioni o alla variabilità del tempo in quota, accanto a escursionisti attempati e solitari, piccoli gruppi organizzati, armati di tutto il necessario per compiere escursioni in montagna, corde, caschetti e moschettoni, tende cucine da campo a seconda della meta e del gruppo.
Europei, Asiatici e Americani, un’umanità varia e variopinta attratti da questa montagna e dalla sua fama di essere, o esser stata, la dimora di Zeus e delle altre divinità del pantheon greco.

L’acqua caduta sulla montagna si trasforma in una cascata che si riversa nella gola trasportando con se quel che trova lungo il percorso. Finita la pioggia per noi è ora di scendere a valle, altri 900 metri di dislivello ci separano dalle vette e non siamo organizzati per proseguire oltre.
Non crediamo che Zeus ha abbia lanciato fulmini e saette per impedirci di proseguire nel cammino, ma riteniamo, come gli antichi greci, che la natura nelle sue manifestazioni è più forte della tecnica che cerca di dominarla e l’uomo niente può contro la sua volontà.
L’uomo è una possibilità tra le tante, un essere mortale come tutti i viventi.
Immortali sono gli Dei, eterna la natura, indifferente alle sorti dell’individuo.

Note

  1. Appunti di viaggio. Zagori ↩︎
  2. Pino bosniaco e Pino loricato ↩︎
Collegamenti esterni

Parco nazionale dell’Olimpo

La vegetazione nel Parco Nazionale dell’Olimpo

Itinerari escursionistici nel Parco

I Pini loricati del Pollino

Il Parco Nazionale del Pollino è per noi un’attrazione irresistibile, sarà per gli alberi secolari, per la gente che si incontra, per l’atmosfera che si respira.
Almeno una volta nella vita bisognerebbe salire quassù, al cospetto di questi monumenti viventi, sedersi ai loro piedi per riposarsi in silenzio, guardare ed ascoltare.


Almeno una volta bisognerebbe salire al Santuario della Madonna del Pollino, dove la cura del giardino ed il panorama portano con se il senso del bello, del benessere. L’ombra della chioma dell’Acero opalo, inserito nel Registro Nazionale degli alberi Monumentali, accoglie e protegge il pellegrino che qui si riposa.

“Ascolta, ascolta il silenzio,
ti parla …
fermati, ascolta ancora e racconta “

A pochi passi dal Santuario, il Rifugio Pino Loricato è un buon punto di ristoro per gli escursionisti ed è sempre meglio informarsi, non sempre è aperto.

Molti sono i sentieri che si possono fare nel Parco, alcuni li avevamo percorsi negli anni passati (vedi in fondo gli articoli correlati) e siamo tornati a seguirli, con piccole varianti per visitare nuovi posti.
Quest’anno abbiamo percorso l’Itinerario di Particolare Valenza 3, che da Colle dell’Impiso porta al Colle del Malevento. Per concludere l’anello siamo saliti sulla cima del Pollino e, scesi ai piani di Gaudolino, siamo tornati al punto di partenza.

Un’altro itinerario ad anello che abbiamo percorso quest’anno ci ha portato nella faggeta vetusta del Pollinello, al cospetto del Patriarca e di altri imponenti Pini loricati lungo il percorso che sale alla sella Dolcedorme, per poi scendere dal Canale del Malevento fino al punto di partenza di Colle dell’Impiso, attraversando i diversi ambienti che caratterizzano la montagna.

Traccia dell’itinerario

Letture consigliate

Escursione in Val Maone.

Agosto, cerchiamo un itinerario lontano dal caldo torrido e afoso della Media Valle del Tevere, magari in mezzo ai boschi del nostro Appennino, con un torrente di montagna con acqua fresca e limpida.
Decidiamo di tornare nel Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga per visitare la Val Maone, antica via di collegamento tra i due versanti del Gran Sasso. Da Prati di Tivo risaliremo il Rio Arno proseguendo dopo le cascate fino alla località Capanne.

Siamo già stati ai Prati di Tivo, località turistica molto frequentata, ma conoscendo le preferenze del “turista medio“, confidiamo nel fatto che non saranno molti gli escursionisti che incontreremo lungo il sentiero di montagna, specialmente se è richiesto una certo impegno, come in questo caso.

Prati di Tivo: partenza dell’itinerario per la Val Maone e le cascate del Rio Arno

Il parcheggio ai Prati di Tivo è quasi completo già di prima mattina, famiglie con bambini, coppie di varie età e gruppi misti affollano i bar e fanno la fila all’impianto di risalita.
Lasciato alle nostre spalle il parcheggio, ci incamminiamo oltre la sbarra lungo la strada bianca in leggera salita.
Costeggiamo e attraversiamo il bosco di Faggi, salendo e scendendo lungo i fianchi della montagna ed in un’ora circa raggiungiamo le cascate del rio Arno.

Da qui in poi la valle del torrente Arno, stretta tra il Corno piccolo e Pizzo Intermesoli, si allarga fino a diventare una delle più belle valli glaciali che abbiamo visitato in Appenino.

L’itinerario è molto conosciuto ed il tratto fino alla cascata è quello più frequentato, vista la breve distanza e la comoda strada bianca che la raggiunge.
A monte della sorgente il rumore dell’acqua scompare e la stretta valle del Rio Arno si apre a semicerchio sotto alcune delle vette più alte dell’Appenino.

Enormi blocchi di pietra caratterizzano il paesaggio e le così dette Capanne sono piccoli ricoveri utilizzati dai pastori ricavati sotto alcuni degli enormi massi presenti a Campo Pericoli.

Restiamo seduti in silenzio, intorno noi qualche escursionista scende lungo il sentiero, partito da Campo Imperatore e diretto a Prati di Tivo, o ancora più a valle, fino al borgo di Pietracamela, altri proseguono il sentiero in salita verso il Rifugio Garibaldi o verso il Passo della Portella per raggiungere il rifugio Duca degli Abruzzi e Campo Imperatore sull’altro versante.
Il vociare dei Gracchi corallini ci fa distogliere lo sguardo delle poche piante in fiore vicino a noi, sulle quali il volo di alcune piccole farfalle vivacemente colorate aveva attirato la nostra attenzione.

Lungo la strada del ritorno di tanto in tanto un’eco indistinto ci rivela la presenza di altre persone che seguendo vie verticali si arrampicano sui pilastri di roccia di Pizzo Intermesoli, o sulle “spalle” lisce del Corno Piccolo.
Per gli amanti dell’arrampicata sportiva questo è uno dei posti più belli dove andare, con molte vie conosciute e praticate, come questa.

Sono le prime voci che precedono il ritorno ai Prati di Tivo, dove il rumore fa da sottofondo ai numeri chiamati col megafono da un esercizio commerciale presente nella piazza/parcheggio della località turistica teramana.
Immobili e muti ai bordi della strada i grossi macchinari per la produzione di neve artificiale che nel periodo invernale consentiranno l’innevamento artificiale delle piste in caso di bisogno.

L’Abruzzo1, la regione italiana con la più alta estensione territoriale di aree protette (oltre il 36,3% di territorio ricompreso in Parchi Nazionali, Regionali, e Siti Natura 2000) può giustamente vantarsi del titolo di Regione Verde d’Europa.
Il 65% del territorio è montano, numerose sono le località sciistiche e
nevicando sempre meno l’Abruzzo cerca di sfruttare a suo vantaggio la crescita del turismo estivo nelle aree montane, con tutti i problemi e le opportunità che questo comporta.

Itinerario percorso

PartenzaPrati di Tivo
ArrivoLe Capanne
Lunghezza 6,5 km
Dislivello682 m
Tempo di Percorrenza3 h 20 m, andata
Traccia GPS

Collegamenti esterni
  1. Turismo estivo nel sito istituzionale della Regione Abruzzo ↩︎
Letture consigliate