Viaggi fuori dai paraggi

Monte Peglia

Per la prima escursione all’aria aperta del dopo quarantena, abbiamo scelto l’itinerario naturalistico ornitologico di Monte Piatto, nella montagna orvietana, così è chiamato con un tono un pò affettuoso, quel rilievo che vede nel Monte Peglia la sua vetta principale, facilmente individuabile da molte zone dell’Umbria e dell’Alto Lazio e della Toscana per la presenza dei ripetitori radiotelevisivi, simbolo di un progresso arrivato da queste parti alla metà del Novecento, poco prima che la montagna si spopolasse dei suoi abitanti.

Ovviamente, come per ogni cima che si rispetti, c’è una leggenda, quella dei Sette Frati da cui prende il nome l’area attrezzata da cui parte l’itinerario, ed i suoi simboli religiosi.

Come su ogni montagna si pratica e si è praticata la resistenza.
Prima quella dei mezzadri, coloni della grande proprietà terriere, poi quella delle generazioni successive, i neo contadini come li definisce Sergio Cabras, ancora attivi su queste terre, ancora in lotta e raccontati in due episodi da un emittente locale.

Bastia e Dintorni di Roberta Bistocchi su Monte Peglia 2 from Roberta Bistocchi on Vimeo.

Nel 2000 il territorio del Monte Peglia veniva inserito nei Parchi Regionali con la denominazione di Sito di Interesse Naturalistico Ambientale, STINA, e muoveva i primi passi il Centro di Documentazione Flora e Fauna, meta delle gite scolastiche in primavera, mentre in estate l’anfiteatro del parco dei Sette Frati si riempiva di giovani arrivati quassù per ascoltare la musica dal vivo.
Il centro di Documentazione è ormai chiuso, e la musica dal vivo gratuita è stata sostituita da un festival a pagamento che continua ininterrottamente per più giorni, evidenziando la tendenza in atto nella gestione delle aree protette, quella di utilizzarli come parchi giochi, di spazi da riempire, anche con attività estranee al contesto, in cui non c’è più bisogno di entrare in punta di piedi per non disturbare.

Sui rilievi del Peglia si è lottato contro l’eolico selvaggio, un progetto che avrebbe trasformato irrimediabilmente il territorio.

La realizzazione dell’impianto industriale per la produzione elettrica, questo sono i parchi eolici, in un’area di elevato valore naturalistico, è stata sventata.
Avevamo ragione a difenderla quella montagna, oggi il Monte Peglia è un sito Unesco.

anche se ascoltando il TGR, scopri di avere, tra i cerri e le roverelle, in perfetta succesione ecologica, una foresta di larici a due passi da casa, senza bisogno di arrivare sulle Alpi per vederli.
Dimentichi del passato e delle incongruenze del presente, nel silenzio dei sentieri che abbiamo percorso, il tempo è scomparso e tra i rapaci da osservare e la ricerca di una farfalla che si faccia fotografare, magari ad ali aperte, è passata la nostra prima giornata all’aria aperta del dopo look down.

Sulla strada del ritorno ci fermiamo a Prodo, località in cui si torna spesso e volentieri ed alla Fattoria Ma Falda per comprare formaggi di capra e goderci i voli delle rondini che nidificano nella stalla.

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Autore: Ambientamente

Storie da una Naturalista

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