Cammino nelle Terre Mutate

Da Visso a Campi di Norcia

La chiamiamo Terraferma ma in realtà avvengono in continuazione piccoli movimenti, talvolta così piccoli che solo gli strumenti sono capaci di registrare. Dal 24 agosto del 2016 * è iniziata una sequenza sismica che ha cambiato il volto di una vasta area dell’Italia Centrale ed il 30 ottobre una seconda scossa di terremoto, la seconda scossa per intensità registrata in Italia dopo quella dell’Irpinia del 1980, ha portato ulteriore devastazione nei territori di Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria.

A 4 anni dal sisma poco è cambiato come si legge sugli striscioni che compaiono nei paesi colpiti dal sisma. Interi paesi sono ancora chiusi, più di 40.000 persone ancora in alloggi di emergenza o provvisori e i quotidiani la programmazione radiotelevisiva di ieri hanno danno ampio spazio alla ricorrenza.**

Nel Teatro della Concordia a Monte Castello di Vibio, in un incontro organizzato dall’Amministrazione Comunale un paio di anni fà, avevamo sentito i racconti dell’esperienza vissuta dagli abitanti di Campi di Norcia e dell’iniziativa della Pro Loco a seguito della distruzione del loro paese.
Il progetto Back to Campi prevedeva la realizzazione di un’area sosta camper per sviluppare il turismo questi territori, che oggi sono attraversati dal Cammino delle Terre Mutate.

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Abbiamo percorso solo un tratto del percorso suggerito, andando da Visso a Campi di Norcia, incontrando diverse persone in cammino, a testimonianza del successo di questa iniziativa nata dal basso.

Il percorso segue in parte quello del Grande Anello dei Sibillini e del Sentiero Italia ( SI N05), lungo la carrareccia che percorre la Valle di Visso fino ai Casali dell’Acquaro per poi svalicare nella Valle Castoriana a Campi di Norcia.

Nel primo tratto attraversando il bosco misto la nostra attenzione è stata catturata dalle numerose farfalle da cui in alcuni istanti eravamo circondati.


La stretta valle si allarga in una piana dove all’ombra di una casetta ricostruita dopo il terremoto ci godiamo la presenza dell’Upupa, dell’Averla piccola, del Gheppio e del Falco Pecchiaolo. Centinaia tra rondini e balestrucci volano sul gregge di pecore da uscite da una stalla poco più in alto, guardate a vista dai pastori e dai cani, sempre pronti ad avvertire della presenza dei lupi, di cui abbiamo osservato le tracce.

Arrivati alla sella si può scegliere se seguire le indicazioni per il sentiero a sinistra, che attraversa la faggeta per poi scendere ripidamente nella stretta valle che porta a Campi Vecchio o continuare sulla carrareccia. In entrambi i casi questa è la parte dell’itinerario con il maggiore dislivello.

Un cammino di andata e ritorno che abbiamo percorso nell’arco di una giornata, partendo con la colazione a Visso, il pranzo alla Pro Loco di Campi e la cena al Laghetto di Visso.


Per approfondire

*Terremoto in Italia Centrale di agosto – ottobre 2016
** Presa diretta; Rai Storia ; Radio 3

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Autore: Ambientamente

Storie da una Naturalista

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