Nella Palude

Il 2 febbraio è la Giornata Internazionale delle Aree Umide. Un invito a vistare questi luoghi, a conoscerli per comprenderne il ruolo nell’ecosistema e l’importanza per il nostro benessere.

In inverno le zone umide costiere sono un vero spettacolo per chi lascia alle spalle la fitta nebbia delle valli interne.
Il sole ci scalda nella tranquillità di queste zone in assenza del turismo estivo, il mare a due passi ed un mondo colorato e vociante di uccelli provenienti da tutto il continente.

Il primo giorno siamo andati alla Diaccia Botrona; un sentiero di 15 km fa il giro dell’area protetta, ma ci si può fermare anche al primo capanno per l’osservazione se non si vuole fare tutto il giro, che può riservare sempre qualche sorpresa.

Museo Casa Rossa Ximenes, ingresso della Riserva naturale
La Daccia ed i rilievi circostanti
Lungo l’argine verso l’isola Clodia
Oche selvatiche nei pressi della Diaccia Botrona

Quest’anno l’area ha attirato l’attenzione di numerose persone per la presenza di specie rare come il Nibbio bianco, e di numerose associazioni che si oppongono alla decisone della Provincia di Grosseto di alienare parte del territorio. (Firma la petizione)

Il giorno seguente una breve passeggiata, circa 8 km andata e ritorno, nel Parco della Maremma, lungo la spiaggia che da Principina a mare porta alla Foce dell’Ombrone.

Foce d’Ombrone
Palude in località la Trappola
Palude
Moriglioni e Folaghe
Fenicotteri in volo
Maremmana al pascolo

L’erosione costiera è evidente, non si può raggiungere la foce seguendo la linea di costa che è arretrata di diverse decine di metri, danneggiando la duna e la sua vegetazione.

Costeggiando le paludi penso ai primi insediamenti umani sorti in questi ambienti per la quantità e qualità delle risorse presenti, ai fiumi ed alle pianure alluvionali hanno “guidato” lo sviluppo delle comunità per secoli, fino a che non sono stati percepiti come un ostacolo e la loro trasformazione un’opportunità di sviluppo.
L’utilizzo di queste aree, le opere di bonifica e di idraulica, di cui la nostra penisola offre testimonianze di tutte le epoche, hanno trasformato ambiente e comunità e delle paludi costiere e delle aree umide interne rimane ben poco.
Di quello che rimane di questi importanti ambienti in Europa, la maggior parte è in stato di conservazione cattivo o insufficiente e quasi la metà delle specie di uccelli acquatici, inclusi quelli marini, sono in cattivo stato di conservazione in Europa.1,2 Gli obbiettivi di conservazione della biodiversità fissati per il 2020 non sono stati raggiunti e c’è ancora molto da fare.

La strada per non lasciarci dietro solo rovine è lastricata di buone intenzioni.

Il 2 febbraio 1971 a Ramsar viene stipulato il primo trattato internazionale che si propone di proteggere e di gestire le aree umide individuate sulla base di specifiche caratteristiche, la Convenzione sulle zone umide di importanza internazionale.

Nonostante le buone intenzioni, dal 1970 il 35% delle aree umide del mondo è scomparso, ad un ritmo tre volte superiore rispetto alle foreste.

Nel Mediterraneo in 55 anni è scomparso il 50% delle aree umide naturali.
Per promuovere la consapevolezza della loro importanza, dal 1997 si svolge la giornata mondiale delle zone umide che viene organizzata a livello locale da Enti e Associazioni.

Materiali video e iconografici vengono prodotti e distribuiti gratuitamente.

Tra le iniziative organizzate nelle aree individuate dalla Convenzione di Ramsar, quelle organizzate alla Laguna di Orbetello ed al Lago di Burano .

Tra le iniziative in programma Mercoledì 2 Febbraio la SROPU dedica uno dei suoi incontri in rete, dalle 19:00 in poi, alla Convenzione ed ai censimenti ornitologici che ogni anno organizza grazie alla collaborazione di numerose persone che, che in maniera gratuita e volontaria, impegnano tempo e risorse per fornire alle Istituzioni preposte i dati necessari alla gestione di questi delicati ambienti.


1 – Rapporti Direttiva Natura (2013 – 2018)

2 – State of nature in the EU

In un Mare di guai

Lo studio “Another record: Oceanwarming continues through 2021 Despite La Niña Conditions” ci avvisa che per il sesto anno consecutivo la temperatura dell’Oceano ha raggiunto i valori di temperatura più alti mai misurati.
Il Mediterraneo, relativamente piccolo e poco profondo, si conferma come quello che si sta scaldando più velocemente.

” Sul Mediterraneo ci sono anche i dati del monitoraggio della temperatura nel mar Ligure e nel mar Tirreno, ripreso nel 2021, nell’ambito del progetto Macmap dell’Ingv, cui partecipa anche l’Enea. “Durante l’ultima campagna di rilevamento dati, a metà dicembre 2021, sono rimasto prima sconcertato e poi sempre più sconfortato dai dati che comparivano sul monitor del sistema di acquisizione”, afferma Reseghetti: il mar Tirreno “ha iniziato a scaldarsi in modo evidente anche in una zona più profonda rispetto al passato. Ho ricontrollato a lungo questi dati, cercando conferme anche in dataset ottenuti da altri strumenti di misura nella medesima area e nel medesimo periodo. Ma purtroppo i nostri risultati erano in buon accordo con gli altri e l’unica conclusione è stata: c’è un nuovo record, anche se ne avremmo fatto volentieri a meno”.

Questa acqua calda ha iniziato ad ‘invadere’ il Tirreno da sud, partendo dalle isole Egadi e la costa nord-ovest della Sicilia, e ha proseguito verso nord, interessando una zona di mare sempre più ampia e a profondità crescenti. Purtroppo – continua Reseghetti – per il 2022 non siamo in grado di fornire previsioni, anche se la strada intrapresa negli ultimi anni dal mar Mediterraneo sembra abbastanza chiara con valori sempre crescenti di energia presente nelle sue acque che rimane a disposizione per l’interazione con l’atmosfera dando sempre più spesso origine ad episodi meteo estremi come ondate di calore e violenti fenomeni precipitativi sconosciuti in precedenza in queste zone. Il 2021 è stato un manifesto di tutto questo: il caldo in Sicilia ad agosto, la pioggia in Liguria, i ‘medicanes’, gli uragani del Mediterraneo a fine novembre ancora in Sicilia, solo per fare un esempio“.

Guardando il video condiviso dai ricercatori dell’INGV, le piccole animazioni realizzate dovrebbero far capire a chiunque che superato un certo valore limite gli equilibri si rompono e non è più possibile tornare indietro.

Ora la domanda è questa: quando ci sveglieremo ed inizieremo a far qualcosa” si domanda la voce furi campo ….


“Mari e oceani caldi come se esplodessero sette bombe atomiche ogni secondo”

Gli Storni ed il Nobel per la Fisica

“Negli stormi non c’è un capo che comanda gli altri a bacchetta, è l’interazione tra i vari individui che determina la rotta di tutto il gruppo”.
Giorgio Parisi, Nobel per la Fisica 2021

Vivendo o passando per Roma nei mesi autunnali ed invernali è quasi impossibile non vedere le evoluzioni degli storni nel cielo. Sarà sicuramente capitato al premio Nobel Giorgio Parisi, che in questa città è nato e cresciuto.
Orgoglioso della Facoltà di Fisica dell’Università La Sapienza, dove si è laureato e tuttora insegna, del suo Paese, nel quale è rimasto e nel quale si è sempre impegnato anche politicamente, ”Parisi nella sua carriera ha studiato argomenti molto diversi, accomunati dal poter essere chiamati sistemi complessi: dal bosone di Higgs alle interazioni fra i neuroni del cervello, che lo hanno portato a occuparsi di reti neurali e intelligenza artificiale, fino al comportamento dei singoli uccelli all’interno degli stormi in virata.
Oggi fa ricerca sulla struttura di materiali eterogenei come i vetri.
Anche lo studio del clima è considerato parte dei sistemi complessi.
Per questo il fisico italiano è stato premiato accanto a due colleghi climatologi.
Nato a Roma, Parisi ha insegnato fisica teorica alla Sapienza, dove si è laureato, è stato presidente dell’Accademia Nazionale dei Lincei (ora ne è vice) ed è ricercatore dell’Istituto nazionale di fisica nucleare (Infn).
E’ molto lontano dal lavorare in una torre d’avorio. E’ sempre sceso in campo per criticare le politiche dei tagli ai fondi della ricerca e ha pubblicato varie analisi matematiche delle curve dell’epidemia di Covid. Nel 2010, alla morte del professore con cui nel 1970 si era laureato, Nicola Cabibbo, con una tesi sul bosone di Higgs, Parisi si era detto dispiaciuto perché alle ricerche del suo mentore non era mai andato il Nobel. Oggi, dentro se stesso, una parte di quel premio la dedicherà sicuramente a lui. L’ultimo italiano a vincere il premio per la fisica era stato nel 1984 Carlo Rubbia. Due anni più tardi Rita Levi Montalcini aveva vinto quello per la medicina”1

Tra i sistemi complessi indagati c’è il comportamento degli storni in risposta all’attività di caccia di un predatore, studio che ha coinvolto ricercatori di vari discipline.

“La formazione delle onde è un vivido esempio di comportamento collettivo che si verifica in insetti, uccelli, pesci e mammiferi, che è stato interpretato come una risposta antipredatoria. Negli uccelli manca una caratterizzazione quantitativa di questo fenomeno, che coinvolge migliaia di individui, e resta sfuggente il suo legame con la predazione. 
Abbiamo studiato le onde in stormi di storni, una specie altamente gregaria, sia mediante l’osservazione diretta che l’analisi quantitativa della visione artificiale di registrazioni video HD, sotto la predazione di falchi pellegrini, Falco peregrinus. Abbiamo scoperto che le onde hanno avuto origine dalla posizione del predatore attaccante e si sono sempre propagate lontano da esso. Abbiamo misurato la loro frequenza e velocità, quest’ultima spesso maggiore della velocità del gregge. È stata trovata un’elevata correlazione positiva tra la formazione di onde e il ridotto successo di predazione. Suggeriamo che la tendenza di una preda a fuggire, quando iniziata anche da pochi individui in un gruppo coeso, susciti onde di densità auto-organizzate. Tali evidenti fluttuazioni nella struttura locale dei branchi sono efficaci nel confondere i predatori.” 2

Storni sul Piano di Annifo


Collegamenti esterni

Teche Rai Giorgio Parisi : il Nobel per la Fisica e gli storni

Radio3 scienza. Il Nobel è un sistema complesso

La breve intervista a Giorgio Parisi di Giovanni Floris a di Martedì

Giorgio Parisi , nel sito dell’Università la Sapienza di Roma

Giorgio Parisi e la fisica della complessità. Full movie HD

1-Lo scienziato italiano Giorgio Parisi vince il Nobel per la fisica di Elena Dusi
La Repubblica, 05/10/2021

2 – Andrea Procaccini, Alberto Orlandi, Andrea Cavagna, Irene Giardina, Francesca Zoratto, Daniela Santucci, Flavia Chiarotti, Charlotte K. Hemelrijk, Enrico Alleva, Giorgio Parisi, Claudio Carere
Propagating waves in starling, Sturnus vulgaris, flocks under predation,
Animal Behaviour, Volume 82, Issue 4, 2011, Pages 759-765,
ISSN 0003-3472
(https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0003347211002867)