Portami con te, ma solo come foto ricordo !

In questi giorni nei campi fioriscono molte specie di fiori, tra cui alcune orchidee. Le orchidee spontanee sono particolarmente protette e questo è un appello a non raccoglierle, a conoscerle più da vicino e a farsi promotori della loro salvaguardia.

“Solo il fiore che lasci sulla pianta è tuo” 

Aldo Capitini, 1943

Puoi camminare per ore senza incontrarne una, poi tra l’erba ne spunta una, talvolta solitaria, talvolta associata ad altre a formare piccoli gruppi.
Nascono da piccolissimi semi trasportati dal vento, quasi totalmente privi di sostanze di riserva, che cadono al suolo anche a grande distanza dalla capsula matura che ne conteneva a migliaia.

Alcuni di questi semi riusciranno a fondersi in un abbraccio vitale che coinvolge funghi, piante e animali, traendo vantaggio dalle differenze per dar vita a qualcosa di nuovo ed unico che indichiamo comunemente con il nome di Orchidee.
In Italia sono presenti oltre 200 specie di Orchidee, ma la cifra può variare di molto in base ai criteri adottati per la classificazione. Alcune di loro non hanno bisogno di sviluppare foglie verdi e dipendono interamente dalle sostanze fornite dal fungo per tutta la durata della loro esistenza.

La produzione di migliaia di semi è assicurata dalla mediazione degli insetti a cui è affidato il compito dell’impollinazione. Agglutinato in masserelle, a loro volta riunite in masse più grandi troppo pesanti per essere disperse dal vento, queste masse polliniche sono spesso munite di un dischetto adesivo che si incolla all’insetto che visita il fiore.

In alcune orchidee il fiore è perfettamente adattato all’impollinazione da parte delle farfalle; due lamelle convergenti poste simmetricamente alla base del labello facilitano l’introduzione della spiritromba attraverso l’angusta apertura che permette l’accesso al lungo e sottile sperone che contiene il nettare.

Alcune Orchidee non producono nettare e per attrarre gli insetti le specie del genere Orchis hanno fiori che assomigliano, per forma e colore, a quelli che ne sono provvisti, mentre quelli del genere Ophris, con il loro labello coperto di “peli” assomigliano all’addome di un imenottero.
Questo raffinato sistema biologico si avvale anche della produzione di sostanze volatili (feromoni) per attrarre i maschi di determinate specie d’insetti, principalmente imenotteri.

Funghi, piante, animali, sole, acqua e vento. Sembra una bella storia quella delle Orchidee che incominciamo a vedere in questi giorni, come quelle fotografate a Monte Castello di Vibio nel mese di aprile.

Non solo gli insetti sono attratti dalle orchidee, anche molte persone apprezzano questi fiori e si scambiano foto ed informazioni sui social, anche in Umbria . Il Parco di Colfiorito si è fatto promotore d’ iniziative di divulgazione e nel 2020 ha realizzato un calendario dedicato alle Orchidee spontanee.

Per districarsi nell’identificazione delle specie si può visitare il sito del

Molte specie sono minacciate di estinzione, ed in Umbria tutte le Orchidee sono protette dalla L.R. 28/2001.
Piuttosto che favorire la loro estinzione per bramosia di possesso si può scegliere di diventarne custodi e favorire la loro presenza anche nei vigneti, negli uliveti e nei giardini.


Manuale tratto dal sito Life Orchids

Monte Palombaro

Percorso ad anello nel Sistema Territoriale di Interesse Naturalistico Ambientale (STINA) in Umbria.

Percorso ad anello nel Sistema Territoriale di Interesse Naturalistico Ambientale (STINA) in Umbria.

Uno degli itinerari panoramici che conosco nei dintorni della mia abitazione parte da Prodo, caratteristico borgo situato lungo la vecchia strada che congiunge Orvieto a Todi, la Strada Statale 71 bis.

Prodo

Quando arrivo a Prodo mi affaccio sempre al piccolo terrazzino all’entrata del castello per guardare il panorama sulla forra, conosciuta per le attività di torrentismo. Sui muri della fortezza e sui tetti delle case in inverno si possono incontrare il Sordone e il Picchio muraiolo, due specie rare e localizzate in Umbria. In primavera sulla torre nidificano le Taccole, il Passero solitario, balestrucci, rondoni e varie specie di Cince, mentre dai magazzini del castello escono ed entrano le rondini. Nel periodo della migrazione ho visto gru, falchi di diverse specie e ultimamente tre Spatole provenienti probabilmente dall’Oasi di Alviano che si trova poco distante e dove solitamente questa specie viene a svernare, anche se in piccoli numeri, e solo pochi individui giovani si possono osservare in estate.

Lasciata la macchina e riempita la borraccia alla fontanella, lasciamo il borgo in direzione Orvieto per girare poco dopo sulla sinistra su una strada non asfaltata che sale sulla montagna. Dopo 2 km circa siamo all’inizio del percorso segnalato, proseguiamo sulla destra in salita, costeggiando i ruderi del podere Peiolo in direzione del bosco dell’Acquasanta e della sbarra dei Settefrati.

Dopo 40 minuti raggiungiamo la località Croce delle Carbonaie, un quadrivio nel bosco ai piedi del monte Palombaro. Da qui con una breve deviazione si raggiunge la vetta. Proseguiamo il cammino in leggera pendenza in direzione del Podere Acquasanta seguendo l’itinerario Naturalistico Ornitologico di Monte Piatto attraverso il bosco.

Pannello divulgativo nel bosco dell’Acquasanta

Raggiunti i prati del monte Piatto lo sguardo spazia sulla media valle del Tevere fino a Perugia e sulle le montagne dell’Appennino, dal Monte Catria al Gran Sasso. Seguendo il sentiero per il Parco dei Settefrati, l’area attrezzata del monte Peglia nel comune di San Venanzo, superato il passo si cambia orizzonte. Si vede Prodo e la sua forra e nella vallata tra i monti Amerini ed i rilievi vulcanici dei monti Cimini dove scorre il fiume Tevere, si vedono i laghi artificiali di Corbara ed Alviano. Più verso est i Monti Martani e nelle belle giornate, in lontananza, il monte Terminillo.

Raggiunto il primo bivio segnalato in località Gnotte del Vento, invece di proseguire per il parco, scendiamo nel bosco seguendo la variante per Rotascope. Poco dopo i ruderi del casale un sentiero evidente ma non segnalato lascia la strada principale per scendere costeggiando il fosso Rotalpero fino a ricongiungersi con l’inizio del percorso segnalato. Ripercorrendo la strada non asfaltata si ritorna a Prodo.
L’anello è lungo 14,3 km segue strade bianche e forestali, è in gran parte segnalato e non presenta particolari difficoltà.
Per scaricare la traccia gpx e altre informazioni: Anello Monte Palombaro .

Album fotografico

Guarda anche:
Monte Peglia
Itinerario Naturalistico Ornitologico

L’assemblea degli animali.

Le parole vanno scelte con cura, una parola può farci ridere o piangere, una una storia può dividerci o riconciliarci. C’é né per tutti i gusti, alcune storie “tirano” più di altre e la cosa straordinaria è che vere, verosimili, false o assurde che siano, hanno il potere di influenzare profondamente i comportamenti umani. E quanto ci piace parlare, ascoltare, ed ad alcuni, leggere e scrivere; da quando abbiamo iniziato non abbiamo mai smesso.

Chiamatemi Filelfo. Si può credermi? Non ha importanza. Non dico nulla di mio. Ripeto, come ai tempi ai quali con umiltà mi ispiro, parole altrui.

Ho letto con piacere la favola selvaggia di Filelfo, nata in questo periodo di pandemia dall’urgenza di una riconciliazione con il mondo. Sono rimasto incantato davanti ai disegni di Riccardo Mannelli, piccoli gioielli tra le pagine del libro.

Ho letto tante favole e tante storie per preparare un viaggio o accompagnare tra le braccia di Morfeo i miei figli e quelli degli altri che incontravo nei campi estivi del WWF, spaesati tra l’eccitazione e la paura della nuova avventura.
Oggi leggerei l’Assemblea degli animali a quei ragazzi e lo consiglierei anche agli adulti perché non si finisce mai di imparare, perché c’è bisogno di un modo nuovo di guardarsi intorno e di sentire, ripartendo dalle basi, e perché no, dalle favole.