Camminare fa bene alla salute.

Questo post è dedicato agli itinerari escursionistici che si possono percorrere nel Comune di Monte Castello di Vibio, un paese di 1500 abitanti nella Media Valle del Tevere. Il borgo medievale, inserito tra “i Borghi più belli d’Italia” e nel circuito di “Città Slow”, sorge sulla destra orografica del fiume Tevere, Doglio è la frazione situata alla quota più elevata ( 489 m s.l.m), e Madonna del Piano quella a quota inferiore (182 m s.l.m).

Una piccola parte del territorio comunale è compresa nel Parco Fluviale del Tevere, si tratta del tratto di fiume compreso tra Montemolino e Pontecuti (Sic IT 5210054). Il “Sentiero del Furioso” costeggia il fiume dal ponte di Montemolino ai Piani di San Martino nel comune di Todi, è l’unico sentiero segnalato nel Comune di Monte Castello di Vibio. Il sentiero è segnalato anche come pista ciclabile, ma non essendo pubblicizzato sui siti web degli Enti competenti, difficilmente lo troverete affollato.

Segnaletica all’inizio del percorso

In questo periodo di limitazione agli spostamenti tra Regioni, Province e Comuni, nelle varie fasi arcobaleno, giallo, arancione, rosso, arancione rafforzato, abbiamo percorso tutti i possibili itinerari che si potevano fare rimanendo all’interno del Comune.

Nessuno di questi itinerari è segnalato, ma percorrendo principalmente strade poderali, comunali o provinciali, sono facilmente individuabili e percorribili, tenendo a mente alcune cose; la presenza di fango in alcuni periodi nei tratti poco frequentati, l’attività venatoria, l’assenza di segnaletica e di fontanelle d’acqua lungo i percorsi. La caccia al colombaccio da appostamenti fissi e quella al cinghiale con l’uso dei cani rende gran parte del territorio comunale difficilmente fruibile per le escursioni durante la stagione venatoria. La presenza di una zona di ripopolamento e cattura che si raccorda all’area protetta compresa nel Parco Fluviale del Tevere è l’unica zona tranquilla in cui passeggiare in questo periodo (itinerario giallo e verde chiaro).

L’itinerario che suggeriamo è descritto qui e porta da Monte Castello alla frazione Doglio, attraversando le colline del territorio comunale tra uliveti, vigneti, seminativi e boschi cedui in un alternanza di ambienti agricoli e forestali di piccole e medie dimensioni.

Vi consigliamo di arrivare a Monte Castello di Vibio, passare al panificio di fronte al Teatro della Concordia, fare colazione al bar nella piazza principale godendosi il panorama su Todi e sulla valle sottostante e poi partire in direzione Doglio passando per Porta di Maggio.


A Doglio, piccolo e caratteristico borgo fortificato, c’è un bar, un negozio di alimentari e dei giardini pubblici dove si può sostare in tranquillità prima di prendere la strada del ritorno.
Tornati a Monte Castello di Vibio visitate il Teatro della Concordia, un bene del patrimonio storico, artistico e culturale italiano unico, con una storia che molti ci invidiano. Per chi vuole rimanere più giorni la possibilità di soggiorno è ampiamente diffusa sul territorio.
L’itinerario si può seguire utilizzando l’applicazione Maps comunemente presente sui cellulari.

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Monumento Naturale Palude di Torre Flavia

La Palude di Torre Flavia, situata sul litorale tirrenico a nord di Roma, è una delle rare tracce di quello che un tempo fu l’ambiente costiero laziale, caratterizzato da dune sabbiose e un ampio sistema di laghi e stagni costieri.

Zona di Protezione Speciale (ZPS IT 6030020) della Rete Natura 2000, individuata dal Ministero dell’Ambiente secondo la direttiva 79/409/CEE “Uccelli”, l’area naturale protetta è un laboratorio di ricerca e di educazione ambientale della rete Long Term Ecological Research Station.

Anche l’area marina antistante dove prospera la Posidonia oceanica ha un importante ruolo ecologico. La spiaggia, in forte erosione, è uno dei pochi siti dove nidifica il Fratino (Charadrius alexandrinus) e per la prima volta nel 2020 è stato rinvenuto un nido di Tartaruga marina ( Caretta caretta).

Questo luogo un tempo marginale e periferico, oggetto di atti vandalici, dall’abbandono di rifiuti alla distruzione delle poche opere realizzate per la fruizione, si è trasformato nel tempo grazie alle persone, che mettendo a disposizione tempo ed energia, hanno adottato l’area naturale protetta.
Sotto l’instancabile guida del referente dell’area naturale protetta, volontari e ricercatori collaborano nella gestione dell’ambiente, mettendo in pratica azioni di gestione e conservazione .
Il progetto L’Isola del Tesoro rivolto alle scuole ha valso all’area protetta l’appellativo di Prima area protetta gestita dai bambini.
La diffusa consapevolezza dell’importanza del sito ha permesso a Torre Flavia di resistere a quell’idea di sviluppo che vedendo come marginale quest’area proponeva di valorizzarla grazie allo show-business che ha travolto molte altre località costiere italiane.

Nella Palude dal 2001 al 2014 grazie alla collaborazione di diversi ornitologi ed al contributo economico dell’Ente gestore, la Città Metropolitana di Roma Capitale, la Stazione ornitologica ha svolto attività di ricerca e divulgazione, diventando un punto di riferimento per le attività di educazione ambientale. Diverse sono state le pubblicazioni scientifiche che hanno utilizzato i dati ornitologici raccolti nella Palude di Torre Flavia, permettendo anche confronti con aree simili.

Nel 2020 l’attività di cattura ed inanellamento a scopo scientifico torna ad essere tra le attività di monitoraggio ambientale finanziate dall’Ente gestore.
La Palude è un importante luogo di sosta ed alimentazione per numerose specie di Passeriformi durante la migrazione autunnale ed i dati raccolti contribuiscono alla comprensione di fenomeni che si svolgono a più ampia scala. L’importanza di questo ambiente per la sosta e l’alimentazione di molte specie di uccelli è testimoniata dalle numerose ricatture di individui inanellati in Italia e in Europa.

Vedi le foto cliccando sull’immagine qua sotto

Stazione ornitologica Palude di Torre Flavia<a href=”//embedr.flickr.com/assets/client-code.js”

La vita interconnessa

Entangled life. Come i funghi costruiscono i nostri mondi, cambiano la nostra mente e modellano il nostro futuro.

Quando pensiamo ai funghi questa è la prima immagine che ci viene in mente.

Nè animali nè vegetali, i funghi sono i signori del loro Regno. E il loro regno non ha confini, ce ne sono ovunque e svolgono importanti e imprevedibili funzioni.
Ai funghi appartiene il record di organismo più longevo, 2800 anni, e quello del più grande, 10 km quadrati.
Sebbene intessiamo stretti rapporti con loro da più di 10.00 anni, la nostra conoscenza sui funghi è cresciuta solo negli ultimi anni grazie a moderni metodi di indagine ed alla collaborazione di più esperti in diverse materie.

Forse alcuni ricordano dalla scuola che quello che si vede in superficie, è solo il corpo fruttifero di un organismo vivente, solo apparentemente semplice, che ha la funzione di disperdere le spore nell’ambiente.
In alcune specie, come i tartufi, questo organo è sotterraneo e per disperdere le spore questo organismo si affida agli animali, attirandoli con il suo caratteristico odore.
Sotto la superficie una fitta rete di cellule organizzate in filamenti, le ife, si diramano esplorando l’ambiente, si intrecciano e si fondono formando il micelio, che trasforma continuamente se stesso e l’ambiente circostante.
Nel suolo la loro fitta rete di miceli tiene in contatto molti esseri viventi di cui, a volte, si nutrono uccidendoli con sorprendente astuzia.
Alcuni funghi hanno instaurato rapporti di collaborazione così stretti con altri viventi da rendere necessario l’adozione di un nuovo termine per definire i rapporti tra esseri viventi, la simbiosi.
Nessuna pianta cresciuta in condizioni naturali vive senza l’associazione con un fungo, con le quali sviluppa una serie di rapporti, dallo scambio di nutrienti e altri composti chimici alla trasmissione di informazioni e impulsi elettrici.
Persino la nostra cultura è intimamente legata alla loro esistenza grazie alla capacità di trasformare gli zuccheri in alcool, lievitare la farina, fornire preziosi antibiotici ed altre sostanze biologicamente attive.

La seconda immagine che ci viene alla mente quando si parla di funghi, sostenuta dai ricordi scolastici, è che sono organismi decompositori, che rendono possibile il ciclo degli elementi chimici di cui sono costituiti gli organismi viventi. Siamo circondati dai funghi e dalle loro spore e senza di loro saremmo sepolti dai residui organici (e non solo). In una breve passeggiata in un bosco in autunno possiamo incontrare diverse specie che esibiscono i loro colori e impregnano l’aria con i loro profumi.

Grazie alla loro azione il mondo si trasforma continuamente sotto i nostri occhi. Erodono la roccia, digeriscono sostante inquinanti, sopravvivono nello spazio, producono cibo e medicine, influenzano il comportamento animale e la composizione del suolo e dell’atmosfera.

Essenziali nell’equilibrio ecologico, non solo per la capacità di trasformare e di scomporre la materia, il Regno dei Funghi ci è alquanto sconosciuto; gli esperti asseriscono che conosciamo solo il 10% delle specie presenti nel mondo.
Avvicinarsi al mondo dei Funghi richiede attenzione, non solo per la loro raccolta, dal momento che molte specie possono essere una minaccia alla nostra salute, ma perché si rischia di dover mettere in discussione alcune idee portanti della nostra cultura, come i concetti di “individuo”, “identità”, “autonomia” ed “indipendenza” come racconta Merlin Sheldrake nel libro “Entangled Life: How Fungi Make Our Worlds, Change Our Minds, and Shape Our Futures”.
Il libro, il cui titolo nella versione italiana è “L’ordine nascosto. La vita segreta dei fungi“, racconta le esperienze del suo autore, Merlin Sheldrake, ricercatore presso lo Smithsonian Tropical Reserche Institue, le domande e le scoperte fatte negli ultimi grazie alle nuove possibilità di indagine scientifica, la collaborazione tra ricercatori e del ruolo della citizens scienze nel progresso della conoscenza.
Dalla cucina del suo appartamento di studente ai laboratori delle Università, dalla foresta tropicale agli ambienti umidi dove vengono coltivate le specie commerciali, dai boschi del Piemonte alle industrie che utilizzano i funghi per la costruzione di nuovi materiali, il libro ci apre le porte di un mondo che stiamo iniziando a conoscere.
Se noi descrivessimo il mondo guardandolo con “gli occhi dei funghi” come ci apparirebbe? Abbiamo le parole giuste per descriverlo?