Cent’anni da festeggiare

Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, gli itinerari fatti e l’incontro con una farfalla sempre più rara sull’Appenino. BMS e ABLE, progetti di monitoraggio per conoscere l’attuale distribuzione e lo stato di salute delle popolazioni di lepidotteri in Italia ed in Europa.

Il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise compie 100 anni.
Istituito nel 1922 ha svolto un ruolo fondamentale nella conservazione dei grandi mammiferi come il Lupo appenninico, l’Orso marsicano ed il Camoscio d’Abruzzo.

Era il 1991 quanto abbiamo visitato il Parco per la prima volta, lo avevamo scelto come meta per il viaggio di nozze; una giovane coppia con un figlio di 2 anni in un camper preso a noleggio. Conserviamo alcune foto e alcuni ricordi di quella visita, non abbastanza per fare un confronto tra quella visita e quella di quest’anno.

La piana di Avezzano ed i Monti del Velino Sirente visti da Gioia Vecchio

Salendo dalla piana di Avezzano ci affacciamo sul balcone naturale di Gioia Vecchio prima di proseguire verso la valle del Sangro.
Per scegliere ed orientarsi lungo i sentieri del Parco, abbiamo utilizzato un’applicazione scaricabile gratuitamente da internet e utilizzabile con qualsiasi sistema operativo.
Poco distante da uno dei Borghi più belli d’Italia, Opi, partono due degli itinerari più conosciuti e frequentati del Parco: Val Fondillo e la Camosciara. Oggi, all’ingresso di entrambe le valli è presente un parcheggio a pagamento (5 euro al giorno) ed un’area attrezzata con tavoli ( a pagamento).

L’itinerario Cascate della Camosciara è una passeggiata di 6 km andata e ritorno che conduce alle cascate delle Tre Cannelle e delle Ninfe e si percorre facilmente in due ore. Aveva appena smesso di piovere e quel tardo pomeriggio di inizio luglio eravamo solo noi gli umani lungo il percorso, il piccolo bar alla fine della strada asfaltata era già chiuso quando lo abbiamo raggiunto.

Il giorno seguente in Val Fondillo incontriamo casualmente una coppia di amici che ci invitano a proseguire con loro sull’itinerario F5, segnalato sul terreno ma non sull’applicazione, per raggiungere il punto panoramico sulla Serra delle Gravare, spartiacque naturale tra Lazio ed Abruzzo.
La passeggiata diventa più impegnativa del previsto, si sale nella faggeta fino alla cresta dove il panorama si apre a 360 gradi sui monti d’Abruzzo e della Laga.

L’ultimo itinerario che scegliamo parte da Passo Godi e raggiunge la cima di Monte Godi (2011 m), attraversando la faggeta e le praterie sommitali.
Secondo l’applicazione il percorso di andata e ritorno è lungo 7,2 km, ha un dislivello di 450 m e si percorre in 3 ore.
Al Passo di Godi sono presenti alberghi e ristoranti, moto rombanti e tutto il via vai dei turisti ma basta allontanarsi di poco che si sente solo il frinire dei grilli ed i versi degli uccelli.

Più tardi, raggiunta la cima, il silenzio viene interrotto solo dal fruscio dei Rondoni comuni che sfrecciano senza sosta nel cielo e lungo i crinali, sfiorando quasi le nostre teste mentre, seduti in silenzio, ci godiamo il panorama ed il loro passaggio.

Verso Monte Godi
Praterie sommitali di Monte Godi

Per tornare a casa scendiamo verso Scanno, dopo un pò siamo fuori dalle suggestive Gole del Saggittario e passando per Cocullo raggiungiamo la piana di Avezzano, concludendo così un vero e proprio “giro” del Parco.

Gole del Sagittario

Nel Parco trovano rifugio molte specie animali, meno schive dei mammiferi e facilmente osservabili lungo i margini dei sentieri. Tra queste l’Apollo (Parnassius apollo), una delle specie di farfalle segnalate nel Parco e che speravamo di osservare nelle nostre brevi escursioni .

Parnassius apollo
Apollo (Parnassius apollo)


L’interesse per i Lepidotteri e gli altri insetti impollinatori è cresciuto negli ultimi anni, non tanto per la loro bellezza quanto per il fatto che dalla loro attività dipende la produzione di circa l’80% delle 264 specie coltivate (ISPRA 12/2020).

Per conoscere meglio distribuzione e trend dei lepidotteri, su impulso del Butterfly Conservation Europe nel 2019, grazie alla sinergia tra Università di Torino, Università di Firenze, CREA di Cosenza inizia un monitoraggio standardizzato a lungo termine a scala nazionale.

Il progetto ABLE si avvale della collaborazione di alcuni Parchi Nazionali e Regionali e di cittadini che in modo volontario raccolgono osservazioni seguendo un protocollo standardizzato (Butterfly Monitoring Scheme).


I volontari possono partecipare al progetto ( eBMS ) inviando le osservazioni attraverso un applicazione sul cellulare.

Parnassius apollo
Apollo (Parnassius apollo)
Parnassius apollo è elencato negli allegati Direttitiva Abithat II e IV ed è incluso nell'Appendice I della CITES. È considerato quasi minacciato a livello europeo, perché anche se gravemente minacciato nell'Europa settentrionale e centrale è diffuso nelle catene montuose meridionali ( Nakonieczny et al., 2007). P. apollo è particolarmente abbondante nelle Alpi, dove è diffuso da 800 m fino a 2000 m, ma è considerato vulnerabile in Appennino. La specie è estinta in Sila dove è stata segnalata solo da Stauder 100 anni fa (1915-1916), come nel caso di molti siti dell'Europa centrale.
Le cause di questo declino sono generalmente sconosciute, ma è probabile che la popolazione della Sila abbia risentito negativamente dei rimboschimenti. La popolazione più meridionale della penisola italiana si trova nel Parco Nazionale dell'Aspromonte, dove alcune località storiche (Stauder, 1923–1924; Verity, 1947–1950) sono oggi divenute inadatte a questa specie a causa dei rimboschimenti. I declini osservati nell'Europa meridionale fanno di P. apollo una specie di preoccupazione, sia a livello europeo che italiano, anche se la sua condizione potrebbe non essere in Italia così cattiva come nella Spagna centrale e meridionale (S anchez-Rodr ıguez & Baz, 1996).
The first red list of Italian butterflies,2018
Apollo (Parnassius apollo)


ISPRA (2020). Il declino delle api e degli impollinatori. Le risposte alle
domande più frequenti. Quaderni Natura e Biodiversità n.12/2020. ISBN
978-88-448-1000-9, 43 p.

Associazione lepidotteriologica italiana

Italian Butterfly Monitoring Scheme. Report 2020

Seminario di presentazione dello schema italiano di monitoraggio

Lista Rossa dei Rafaloceri Italiani (2016)

A che punto siamo con la plastica?

L’inquinamento provocato dalla plastica ci coinvolge direttamente ed è un problema globale, come quello del cambiamento climatico, che può essere risolto solo con la collaborazione di tutti gli Stati, cittadini compresi.

La plastica costituisce la frazione più grande, più dannosa e più persistente di rifiuti marini, e rappresenta almeno l’85 per cento del totale dei rifiuti marini. Sono più di settecento le specie animali impattate dalla plastica presente nel mare: non solo i grandi cetacei e le tartarughe marine, ma anche centinaia di specie di pesci, uccelli e molte altre.

Il problema dei rifiuti nelle acque marine è noto. Ora un nuovo rapporto della FAO suggerisce che l’inquinamento da plastica è pervasivo anche nei nostri terreni agricoli.

La produzione di plastica è in aumento e il 2 Marzo 2022 a Nairobi, capi di Stato, ministri dell’ambiente e altri rappresentanti degli Stati membri delle Nazioni Unite hanno approvato una risoluzione storica all’Assemblea delle Nazioni Unite per l’ambiente (UNEA-5) per porre fine all’inquinamento da plastica e stringere un accordo internazionale legalmente vincolante entro il 2024 . La risoluzione affronta l’intero ciclo di vita della plastica, compresa la sua produzione, progettazione e smaltimento.

A questo accordo storico, “il più importante sull’ambiente dopo quello di Parigi”, Radio 3 Scienza ha dedicato la puntata del 9 marzo, La fine della plastica ? intervistando Ferdinando Cotugno, giornalista free-lance specialista di temi ambientali, collaboratore del quotidiano “Domani” e autore del podcast Ecotoni e Valeria Frittelloni, ingegnere ambientale, responsabile del Centro Nazionale dei rifiuti e dell’economia circolare dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA)

Dopo anni di denunce supportate da dati scientifici, tentativi per abolire quella monouso, di tassare l’uso delle bottiglie utilizzato per le bevande e di produrre solo quello che effettivamente si può riciclare, c’è ancora molto da fare.

Il 31 marzo è iniziata la campagna #carrelliDiPlastica promossa da Greenpeace con Il Fatto Quotidiano1 prevede una serie di inchieste e approfondimenti che nelle prossime settimane proverà a far conoscere meglio questa emergenza fuori controllo, destinata addirittura a peggiorare se non saranno adottate serie politiche per contrastare l’inquinamento e ridurre la produzione.

Il rapporto di Greenpeace “Plastica: emergenza fuori controllo” evidenzia gli aspetti positivi dell’accordo raggiunto a Nairobi, propone possibili ambiti di miglioramento e chiede più coraggio ai decisori politici ed un impegno concreto da parte nostra, partendo dal carrello della spesa.

In un momento storico in cui emerge in modo ancora più evidente la scarsità di materie prime, è necessario ripensare gli attuali modelli di business e consumo basati sullo sfruttamento di preziose risorse naturali non rinnovabili.
L’abuso di plastica usa e getta, ovvero quell’insieme di imballaggi e contenitori progettati per diventare in poco tempo un rifiuto difficile da riciclare, rappresenta un’evidente e intollerabile assurdità. È peraltro tra le concause di una delle emergenze ambientali più gravi dei nostri tempi:
l’inquinamento da plastica
.” Greenpeace, Plastica: emergenza fuori controllo.


Life in plastic, Radio 3 Scienza del 4 aprile dedicata alle microplastiche che ingeriamo, circolano nel sangue e si accumulano nei nostri tessuti.
Prima o poi doveva succedere: sono state trovate microplastiche nel sangue umano. Uno studio olandese ha analizzato campioni di sangue di 22 donatori anonimi e l’80% di essi presentava al suo interno minuscole particelle di PET, polietilene, polistirene (meglio noto come polistirolo) e plexiglass. Era dunque solo questione di tempo, poiché le microplastiche sono ormai diffuse in ogni ecosistema e sono entrate nella catena alimentare: dai ghiacciai sulla cima dell’Everest allo stomaco dei crostacei che vivono nelle profondità della fossa delle Marianne. Quali conseguenze dobbiamo aspettarci per la salute animale e umana? E quali soluzioni abbiamo? Rispondono Annamaria Colao, endocrinologa e docente all’Università Federico II di Napoli, e Nicola Nurra, biologo marino e docente all’università di Torino, autore di “Plasticene. L’epoca che riscrive la nostra storia sulla Terra” (il Saggiatore, 2022). Al microfono Francesca Buoninconti


1 – Crisi energetica, dove intervenire? La plastica monouso è il 36% del totale, richiede sempre più petrolio e nasce per diventare rifiuto – ‘Carrelli di plastica’, la nostra campagna con Greenpeace

Articoli precedenti sul blog Anche se voi vi credete assolti.

Oltre i confini.

Sempre più consapevoli di quanto sia necessaria una maggiore collaborazione internazionale per far fronte ai problemi globali, promuoviamo il rispetto e la collaborazione reciproca, impegniamoci per la risoluzione pacifica dei conflitti, diamo un taglio alle spese per le armi. E’ ora di dare una mano all’ambiente ed all’evoluzione della specie !

Questo Passeriforme, un Forapaglie comune (Acrocephalus schoenobaenus) ha un piccolo anello sulla zampa.
L’anello è quello che viene utilizzato dagli ornitologi di tutto il mondo, che condividono tecniche, sforzi e risultati.
L’inanellamento a scopo scientifico in Europa è coordinata dall’Euring, un’organizzazione internazionale;

Gli uccelli attraversano liberamente i confini politici e quindi la cooperazione internazionale è vitale per la ricerca e la conservazione. EURING promuove la collaborazione internazionale su tutti gli aspetti dell’inanellamento scientifico degli uccelli, in particolare in Europa e lungo la rotta eurasiatica dell’Africa. Il nostro lavoro include ricerca collaborativa, condivisione di dati e incontri scientifici.

dal sito ufficiale dell’Euring

L’avifauna che interessa i nostri Paesi ha un ampia distribuzione continentale e lunga è la lista dei Paesi che ne fanno parte, e solo includendo tutti i Paesi si può pensare di trovare risposte e proporre soluzioni alla perdita di biodiversità.
La collaborazione è essenziale per il progresso scientifico e culturale, è necessaria per affrontare le sfide ambientali in un mondo che cambia e ci chiede di cambiare. E’ sempre stato così, e per una specie sociale come la nostra, la collaborazione è essenziale in tutti i campi ed i risultati raggiunti sono sotto gli occhi di tutti.
Pëtr A. Kropotkin all’inizio del 1900 nel libro Il mutuo appoggio. Un fattore dell’evoluzione e, più recentemente, Michele Sarà nel suo libro L’evoluzione costruttiva. I fattori di Interazione, cooperazione e organizzazione ci permettono di comprenderne come e quanto la collaborazione è importante, non solo per la nostra specie ma anche per l’evoluzione della vita sulla Terra.

L’ultimo rapporto del IPPC, Climate Change 2022: Impatti, adattamento e vulnerabilità parla chiaro e parla a tutti.

I ricercatori sono tra i primi a conoscere l’importanza delle collaborazioni internazionali e numerosi appelli alla pace sono apparsi in questi giorni su diversi siti Istituzionali:

Facciamo la scienza e non la guerra: gli appelli per la pace
Le Università Italiane a sostegno della pace in Ucraina
Ucraina, la voce degli scienziati contro la guerra
Ucraina, Lincei con accademie europee: solidarietà e sostegno
Una lettera aperta di scienziati e giornalisti scientifici russi contro la guerra con l’Ucraina

Non è il tempo di fare la guerra, non lo è mai, e siamo sempre più consapevoli di quanto sia necessaria una maggiore collaborazione internazionale per far fronte ai problemi globali.
Di fatto nel nostro Paese le spese militari sono aumentate in questi anni
L’Italia è il paese che a(r)mo: il governo Draghi stanzia 26 miliardi di spese militari per il 2022.
Le risorse destinate agli armamenti darebbero risultati migliori e più utili se fossero destinate a sostenere la ricerca, a promuovere la cultura e gli scambi culturali, a ridurre le disuguaglianze nella società civile, ad affrontare i cambiamenti climatici in atto.

Sabato 5 marzo a Roma andiamo a Roma e partecipiamo alla manifestazione organizzata dalla Rete Italiana Pace e Disarmo


Ps: la foto è stata scattata nella Palude di Colfiorito, in Umbria, durante le attività di inanellamento a scopo scientifico il 22 agosto 2021, il codice alfanumerico inciso sull’anello è Mosca XJ2260.