Civita e le Gole del Raganello

Dalle montagne l’acqua scende verso il mare ed il deflusso, organizzandosi in un reticolo fluviale, modella il paesaggio. Qui nel sud i corsi d’acqua prendono l’aspetto di fiumare, creando profonde gole nelle zone con maggiori pendenze e originando nelle pianure larghi alvei fluviali dove si depositano ciottoli di varie dimensioni. Le portate sono molto variabili, alimentate dalle sorgenti montane ed ingrossate dalle piogge torrenziali che caratterizzano alcuni periodi dell’anno, le fiumare possono trasformarsi in impetuosi torrenti e causare danni e vittime.

Spettacolari e tristemente famose sono le Gole del Raganello, un’altro dei Geositi del Parco Nazionale del Pollino, sulle quali si affaccia il paese di Civita.

All’ingresso del paese Civita ci ricorda le sue origini, comuni a molti altri paesi del centro e sud Italia abitati da popolazioni di origine albanese a partire dal XV secolo. Conservando le tradizioni e la lingua arbëreshë, ci ricordano come la nostra Penisola sia un luogo di incontro tra le diverse culture.

Dalla piazza del paese raggiungiamo i punti panoramici e scendiamo fino al Ponte del Diavolo. Come per Valle Argentino, anche questo sito è segnalato sulla Guida al Birdwatching in Italia per la presenza di specie rare e localizzate come il Grifone, l’Aquila reale, il Corvo imperiale.

Ma non si può attraversare il ponte per risalire sull’altro versante, neanche salire i 700 gradini che portano alla Mater Chiesa, ne tantomeno inoltrarsi nelle gole. L’area è chiusa al pubblico in attesa degli esiti del processo e di un regolamento che eviti il ripetersi di gravi incidenti, come quello del 2018* .
Scendiamo sul letto del torrente e con una ripida salita torniamo in paese, attraversando la campagna e i suoi oliveti secolari.

Non ci resta che raggiungere la costa del mar Jonio che si vede all’orizzonte, un’altra delle mete del nostro viaggio.

Continua …


*https://www.lacnews24.it/cronaca/anniversario-tragedia-raganello_122414/

Itinerari di Particolare Valenza

Sono creature concrete ma spinte da una forza di eleganza. 
Bellezza necessaria a loro è vento, luce, uccelli, grilli, formiche 
e un traguardo di stelle verso cui puntare la formula dei rami.
Erri De Luca

Ho seguito i corsi di Botanica all’Università nel corso di Scienze Naturali, come la maggior parte delle materie mi interessava e mi piaceva, ma non suscitava in me lo stesso interesse della Zoologia.
Molti anni dopo, le ricerche di Stefano Mancuso* pubblicate nei suoi libri hanno contribuito ha modificare la mia percezione, la mia immagine del mondo, attraverso un nuovo e stimolante punto di vista.

Per inoltrarci lungo i sentieri di montagna avevamo individuato sulla carta escursionistica gli Itinerari di Particolare Valenza. Uno di questi, IPV 7, lo avevamo percorso nella Valle Argentino.
Oggi partiamo da Colle dell’Impisio e all’inizio del sentiero il troviamo il primo pannello.

Immersi nella faggeta con l’accompagnamento musicale dei campanacci delle mucche, ci inoltriamo lungo il sentiero insieme a due ragazzi di Palermo, che zaini e tende in spalla iniziano un giro di un paio di giorni.

Avevamo in mente di proseguire sull’Itinerario segnalato con la sigla IPV2, quello che porta sulla vetta del Pollino, ed al primo pianoro le nostre strade si separano. Dopo un’ora di cammino in faggeta sostiamo presso la Fonte Spezzavummola,  capace di spaccare la “vummola”, il tradizionale contenitore in terracotta.

Bere da una sorgente con la consapevolezza del gesto e del contesto in cui tutto ciò avviene è una sensazione particolare, è come essere allattati al seno di una madre. Mi stupisce sempre l’acqua, in fondo non siamo molto di più di una serie di molecole disciolte e variamente organizzate in essa.

Poco oltre c’è il Piano di Guadolino, adagiato tra Serra del Prete e Monte Pollino, con il suo bivacco ornato dalle bandiere devozionale tibetane.

Il sentiero prosegue per la vetta ma non ci sentiamo pronti ad affrontare i 200 metri di dislivello che portano alla cima e preferiamo svoltare al bivio, seguendo le indicazioni IPV 2c per raggiungere il sentiero segnalato IPV 3.

Un’altro bivio segnalato, un’altra possibilità di scegliere tra destinazioni differenti. I Piani di Pollino ed il Piano di Toscano sono a portata di mano ed abbiamo ancora tempo ed energie per proseguire.

Lo spettacolo che appare giunti sui piani è glaciale. Siamo circondati da antichi circhi glaciali in un pianoro carsico con doline e inghiottitoi, massi erratici e accumuli morenici. E’ uno dei Geositi del Parco Nazionale del Pollino.

Facciamo una sosta e una breve merenda spesa ad ammirare il profilo dei pini loricati arrampicati sulle creste, gli animali al pascolo, un giovane Culbianco posato su un masso erratico, un piccolo faggio germinato tra le fessure di un masso, le forme ed i colori della terra, i profumi, i suoni dei campanacci ed il rumore del vento, tutto quello che contribuisce a dare forma e vita al paesaggio. Riprendiamo la via del ritorno seguendo i segnavia IPV 3 e passando per i Piani di Vacquarro raggiungiamo il punto di partenza.

Alla fine abbiamo percorso quasi 13 km e l’escursione è durata 5 ore, soste comprese.

Continua …


* “Ambiente e crescita”, intervento di Stefano Mancuso al Festival dell’Economia di Trento, 2020

Ancora sulla strada

Ancora sulla strada
Andando in posti dove non sono mai stato
Vedendo cose che non rivedrò ancora,
E non vedo l'ora di tornare sulla strada...

Canned Heat - On the road agian *

La vacanza non è stata programmata, non è una novità, è un itinerario ancora da tracciare, luoghi sulla carta geografica come punti da unire per disegnare quello che sarà un viaggio nel cuore del Mediterraneo, verso un Sud Italia che offre diverse opportunità e rivela sempre molte sorprese. Rotoliamo verso Sud** percorrendo la Statale 17*** con una breve sosta nella Piana di Navelli .

Una volta raggiunto il tirreno, per passare dal versante Calabrese a quello Lucano del Parco Nazionale del Pollino, la strada contorcendosi sale lentamente sui monti di Orsomarso e si distende in brevi rettilinei per raggiungere Rotonda, sede del Parco. Qui, per la tradizionale festa di Sant’Antonio, come per quella di San Francesco di Paola nel vicino paese di Viggianello, dopo aver scelto un albero nei boschi dei monti circostanti, lo si si trasporta con i buoi fino in paese accompagnati dalla musica della banda ed il giorno successivo nella piazza del Comune verrà eretto il tronco al quale viene legata una punta di abete.

La finalità di questo rito è il “matrimonio arboreo” tra la punta di un abete “a rocca” e un enorme faggio “a pitu” ….. a simboleggiare la fertilità.****.
I culti arborei di origine precristiana, rielaborati nel tempo sono ancora vivi nella nostra epoca rivelando il legame profondo dell’uomo con l’ambiente e con questi esseri viventi.

Ed ecco uno dei motivi che ci portano nel Parco Nazionale del Pollino, l’incontro con la sua specie simbolo, il Pino loricato (Pinus heldreichii Subsp. leucodermis) “attaccato alle rocce delle rupi e delle creste, dove la montagna finisce e comincia il cielo.
Un albero vale un pellegrinaggio.

Raggiungiamo il Rifugio Fasanelli dove acquistiamo le carte escursionistiche che consultiamo per individuare un itinerario alla nostra portata mentre ci godiamo il tramonto in attesa della cena a base di due prodotti tipici di Rotonda; la melanzana tonda rossa ed il fagiolo bianco.

Continua ….


**** Festa patronale di Sant’Antonio a Rotonda