Più di 1.500.000 uccelli uccisi illegalmente ogni anno in Italia. A farne le spese anche l’Ibis eremita, una specie oggetto di un complesso progetto di reintroduzione finanziato dalla Comunità Europea.
L’Ibis eremita è oggetto di un complesso progetto di reintroduzione in Europa i cui benefici non si limitano all’espetto ecologico ma riguardano anche l’aspetto sociale ed economico.
Dopo lo studio preliminare ( 2002 – 2013) il progetto ha ottenuto un finanziamento dall’Unione Europea nell’ambito dei progetti Life+, e nel 2021 si è svolta la 14a migrazione guidata dal team Waldrapp.
Il bracconaggio è stata una delle criticità riscontrate già nella fase preliminare. Italia, insieme a Malta e Cipro, sono i Paesi europei dove la caccia illegale è molto diffusa ed è qui che si concentra l’attività dei volontari dell’associazione CABS che ogni anno stilano il loro rapporto .
Grazie alle azioni intraprese nel progetto di reintroduzione la mortalità di Ibis eremita durante gli anni è diminuita ma non si è ancora risolto il problema. Solo negli ultimi cinque mesi altri due individui sono stati uccisi, uno in Toscana ed uno nel Lazio.
“Dall‘inizio del progetto nel 2002, circa 80 uccelli sono stati uccisi da bracconieri. Nello stesso periodo, tuttavia, è stato possibile identificare un solo autore. Il cacciatore, membro della più grande associazione venatoria, è stato condannato a una multa e al ritiro della licenza di caccia nel 2016. Nel 2017 la sentenza è stata confermata dalla Corte di Cassazione italiana. Questo ha creato un precedente molto importante. Attualmente é ancora in corso una causa civile perché avvenga un risarcimento danni.”
“Il bracconaggio è un crimine a basso rischio. Questo deve cambiare.”
Il 2 febbraio è la Giornata Internazionale delle Aree Umide. Un invito a vistare questi luoghi, a conoscerli per comprenderne il ruolo nell’ecosistema e l’importanza per il nostro benessere.
In inverno le zone umide costiere sono un vero spettacolo per chi lascia alle spalle la fitta nebbia delle valli interne. Il sole ci scalda nella tranquillità di queste zone in assenza del turismo estivo, il mare a due passi ed un mondo colorato e vociante di uccelli provenienti da tutto il continente.
Il primo giorno siamo andati alla Diaccia Botrona; un sentiero di 15 km fa il giro dell’area protetta, ma ci si può fermare anche al primo capanno per l’osservazione se non si vuole fare tutto il giro, che può riservare sempre qualche sorpresa.
Museo Casa Rossa Ximenes, ingresso della Riserva naturale La Daccia ed i rilievi circostantiLungo l’argine verso l’isola ClodiaOche selvatiche nei pressi della Diaccia Botrona
Quest’anno l’area ha attirato l’attenzione di numerose persone per la presenza di specie rare come il Nibbio bianco, e di numerose associazioni che si oppongono alla decisone della Provincia di Grosseto di alienare parte del territorio. (Firma la petizione)
Il giorno seguente una breve passeggiata, circa 8 km andata e ritorno, nel Parco della Maremma, lungo la spiaggia che da Principina a mare porta alla Foce dell’Ombrone.
Foce d’Ombrone
Palude in località la TrappolaPaludeMoriglioni e FolagheFenicotteri in voloMaremmana al pascolo
L’erosione costiera è evidente, non si può raggiungere la foce seguendo la linea di costa che è arretrata di diverse decine di metri, danneggiando la duna e la sua vegetazione.
Costeggiando le paludi penso ai primi insediamenti umani sorti in questi ambienti per la quantità e qualità delle risorse presenti, ai fiumi ed alle pianure alluvionali hanno “guidato” lo sviluppo delle comunità per secoli, fino a che non sono stati percepiti come un ostacolo e la loro trasformazione un’opportunità di sviluppo. L’utilizzo di queste aree, le opere di bonifica e di idraulica, di cui la nostra penisola offre testimonianze di tutte le epoche, hanno trasformato ambiente e comunità e delle paludi costiere e delle aree umide interne rimane ben poco. Di quello che rimane di questi importanti ambienti in Europa, la maggior parte è in stato di conservazione cattivo o insufficiente e quasi la metà delle specie di uccelli acquatici, inclusi quelli marini, sono in cattivo stato di conservazione in Europa.1,2 Gli obbiettivi di conservazione della biodiversità fissati per il 2020 non sono stati raggiunti e c’è ancora molto da fare.
La strada per non lasciarci dietro solo rovine è lastricata di buone intenzioni.
Il 2 febbraio 1971 a Ramsar viene stipulato il primo trattato internazionale che si propone di proteggere e di gestire le aree umide individuate sulla base di specifiche caratteristiche, la Convenzione sulle zone umide di importanza internazionale.
Nonostante le buone intenzioni, dal 1970 il 35% delle aree umide del mondo è scomparso, ad un ritmo tre volte superiore rispetto alle foreste.
Nel Mediterraneo in 55 anni è scomparso il 50% delle aree umide naturali. Per promuovere la consapevolezza della loro importanza, dal 1997 si svolge la giornata mondiale delle zone umideche viene organizzata a livello locale da Enti e Associazioni.
Materiali video e iconografici vengono prodotti e distribuiti gratuitamente.
Tra le iniziative in programma Mercoledì 2 Febbraio la SROPU dedica uno dei suoi incontri in rete, dalle 19:00 in poi, alla Convenzione ed ai censimenti ornitologici che ogni anno organizza grazie alla collaborazione di numerose persone che, che in maniera gratuita e volontaria, impegnano tempo e risorse per fornire alle Istituzioni preposte i dati necessari alla gestione di questi delicati ambienti.
La Palude di Torre Flavia, situata sul litorale tirrenico a nord di Roma, è una delle rare tracce di quello che un tempo fu l’ambiente costiero laziale, caratterizzato da dune sabbiose e un ampio sistema di laghi e stagni costieri.
Zona di Protezione Speciale (ZPS IT 6030020) della Rete Natura 2000, individuata dal Ministero dell’Ambiente secondo la direttiva 79/409/CEE “Uccelli”, l’area naturale protetta è un laboratorio di ricerca e di educazione ambientale della rete Long Term Ecological Research Station.
Anche l’area marina antistante dove prospera la Posidonia oceanica ha un importante ruolo ecologico. La spiaggia, in forte erosione, è uno dei pochi siti dove nidifica il Fratino (Charadrius alexandrinus) e per la prima volta nel 2020 è stato rinvenuto un nido di Tartaruga marina ( Caretta caretta).
Questo luogo un tempo marginale e periferico, oggetto di atti vandalici, dall’abbandono di rifiuti alla distruzione delle poche opere realizzate per la fruizione, si è trasformato nel tempo grazie alle persone, che mettendo a disposizione tempo ed energia, hanno adottato l’area naturale protetta. Sotto l’instancabile guida del referente dell’area naturale protetta, volontari e ricercatori collaborano nella gestione dell’ambiente, mettendo in pratica azioni di gestione e conservazione . Il progetto L’Isola del Tesoro rivolto alle scuole ha valso all’area protetta l’appellativo di Prima area protetta gestita dai bambini. La diffusa consapevolezza dell’importanza del sito ha permesso a Torre Flavia di resistere a quell’idea di sviluppo che vedendo come marginale quest’area proponeva di valorizzarla grazie allo show-business che ha travolto molte altre località costiere italiane.
Nella Palude dal 2001 al 2014 grazie alla collaborazione di diversi ornitologi ed al contributo economico dell’Ente gestore, la Città Metropolitana di Roma Capitale, la Stazione ornitologica ha svolto attività di ricerca e divulgazione, diventando un punto di riferimento per le attività di educazione ambientale. Diverse sono state le pubblicazioni scientifiche che hanno utilizzato i dati ornitologici raccolti nella Palude di Torre Flavia, permettendo anche confronti con aree simili.
2006
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2013
2020
2020
2020
Nel 2020 l’attività di cattura ed inanellamento a scopo scientifico torna ad essere tra le attività di monitoraggio ambientale finanziate dall’Ente gestore. La Palude è un importante luogo di sosta ed alimentazione per numerose specie di Passeriformi durante la migrazione autunnale ed i dati raccolti contribuiscono alla comprensione di fenomeni che si svolgono a più ampia scala. L’importanza di questo ambiente per la sosta e l’alimentazione di molte specie di uccelli è testimoniata dalle numerose ricatture di individui inanellati in Italia e in Europa.